monthly archives: maggio 2013

a volte (anzi spesso) pare che si limitino a guardare le figure, togliendo di mezzo il ruolo causale delle parole

eppure non sono state le linee a incidere > le righe stanno: incise
(lei) pensa che siano gli apparati verbali (quelli presenti così come quelli mancanti) di ogni situazione a formare segni e ferite, a conformare il dolore

.
il progetto cui ho cominciato a lavorare in queste ultime settimane (nonostante l’accidia qualcosa ancor si muove) va sotto il nome di wardrobe of pain (guardaroba della sofferenza) ed è la prosecuzione di quanto cominciato, o meglio solo accennato, nella piccola mostra lividi tenutasi a bologna in febbraio, mostra che nel frattempo cerca nuove sedi espositive (questa volta mi piacerebbe si trattasse di uno spazio meno connotato: niente negozi, bookshops o altro – piuttosto una piccola stanza vuota e pulita, possibilmente bianca)

w.o.p sarà una raccolta di tavole e oggetti tridimensionali in carta e tela, ricamati o stampati, accompagnati da didascalie ed etichette / questi lavori racconteranno diverse gradazioni del malessere e ne descriveranno i risvolti emotivi in forma di abiti, cartamodelli e intrecci di sartorialità minimale coniugati con versi e frammenti di testo sottratti ai diari ma anche composti appositamente, in continuità con quanto elaborato per la mostra bolognese

il tutto potrebbe un domani sfociare in un progetto editoriale (forse autoprodotto e persino self-made)

(ma anche no)


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< hai davvero bisogno di tenere insieme questi fili? >
domandi adesso che sei sulla soglia

ti guardano
consapevoli di essere gli unici
e che tutti gli altri ti derideranno
o che nemmeno ti vedranno
poichè sei sgraziata e inconclusa
e non porti scrittura

tantomeno rechi la vittoria sulle cose morte
————il paesaggio che hai costruito è inefficace
————il paesaggio che prende forma in te
————è patetico


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