Category Archives: progetti

sto lavorando a questa piccola mostra
pochi pezzi seminascosti in un minuscolo spazio disordinato e accogliente di bologna
senza pensarci troppo ho scelto un tema che probabilmente lateva senza fiatare e le idee si sviluppano quasi senza incertezze, una dopo l’altra, come se avessi portato a maturazione una serie di bisogni fino al punto di poterne esprimere fluidamente la figurazione
la mostra si intitola lividi perché parla della violenza fisica nei confronti delle donne – e ne parla senza parlare, un resoconto simbolico, a tratti quasi chrurgico
per la prima volta ho davvero scarso interesse nei confronti della cura formale dei lavori che presento: le idee sono definite, si esprimono da sole senza alcun bisogno di decorarle – si tratta di pochi simboli molto chiari: i bersagli, gli abiti bianchi foderati di carta velina nera, le bustine riempite di polvere di carbone

mi chiedo se anche questa volta ci sarà qualche anima frivola capace di confondere il discorso con una squallida faccenda di moda

LIVIDI
15-28 febbraio 2013
c|o VECCHIO METODICO
via dell’inferno 12/a
bologna


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a book
and a set of cards in the shop to celebrate

en-joy

 



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a new set of christmas cards will be in the shop in the next days
en-joy


così ho pensato il mio contributo al progetto inedite: un contributo politico
sin dall’inizio l’idea di collaborare a una rivista con un progetto editoriale tradizionale mi interessava poco, e tra le varie cose mi era uscita l’idea di fare dei workshop, di mettere in piedi progetti al posto di realizzare articoli
luca ha detto: facciamo una rivista dove ogni numero è frutto di un workshop – perfetto

non amo la fretta, mi piace che le cose prendano corpo con la giusta lentezza
se si respira troppo veloci si va in iperventilazione ed è quello che sta succedendo al trio in-èdite /
personalmente avverto il bisogno di chiarire molti punti ancora oscuri, e definire il senso di questa operazione che vorrei sociale prima ancora che editoriale
per gli interlocutori le idee che ho messo in gioco sono probabilmente troppo politiche e questo mi fa pensare che sarà difficile che vengano tenute in considerazione con il loro autentico scopo / ma non mi importa che siano solo mie, che abbiano un copyright, per cui ho deciso di trascriverle man mano su questo blog, che in fondo è il taccuino della mia vita recente / mi interessa che le idee – qui o altrove – diventino spunto per un progetto, ma che sia un progetto più vicino a pollini che suona ai cantieri navali di genova che a un colorato laboratorio universitario di creativi intenti a mettere in piedi strutture e plastici che dei ruoli sociali non tengono conto che in maniera lontana ed astratta

mi piace l’idea che i ruoli sociali si tocchino, si confrontino, si annusino
mi piacerebbe che i workshop vedessero protagoniste le persone, e non squadre di professionisti patinati intenti a tracciare grafici che nessuno al di fuori degli addetti di categoria sarà in grado di leggere e non mi sento attratta da un ambito di lavoro editoriale dove l’architettura costituisca l’intelaiatura portante
i problemi attuali delle città dipendono in parte dalla cattiva progettazione ma molto anche dal fatto che è difficile mettere insieme logiche di intervento destinate a una società che i professionisti di fatto non conoscono a sufficienza: complessa, atomizzata, che parla tante lingue e mangia cose diverse
la mia parte politica vorrebbe fortemente che questi laboratori (meglio laboratorio di workshop) fossero destinati al coinvolgimento di quartiere, all’indagine sociale all’interno delle scuole, a tracciare un quadro della vita nelle poche fabbriche rimaste in italia, a provare a vedere se esiste ancora l’artigianato e come si colloca nel contesto produttivo
immagino sarebbe giusto dedicare alcuni numeri ai bambini, altri agli universitari, altri ancora alle donne che lavorano in casa, sia come casalinghe che come operaie trasparenti e delocalizzate

sulla base di esperienze passate (da linch a max frisch) l’intervista e il questionario sono secondo me l’ipotesi più plausibile di strumento di lavoro, la più economica e comprensibile, per avviare il processo di definizione di un possibile progetto, dato che al momento nessuno ha ancora le idee chiare in merito al fatto che questi laboratori dovrebbero essere destinati a qualcuno e trovare quindi una loro condizione di necessità, di determinazione culturale ma soprattutto sociale

data l’attuale indeterminatezza del progetto, la mia proposta è quella di realizzare un numero zero in cui vengono poste una serie di domande a diversi attori privilegiati in merito alla sua possibile strutturazione: editori, professionisti, persone che hanno svolto attività di coordinamento, rappresentanti di gruppi sociali, ma anche esponenti della cultura e del lavoro (penso a renzo piano ed alle sue ormai lontane esperienze di progettazione partecipata, penso a franco la cecla,  a don gallo ed altri che hanno destinato i loro sforzi a progetti collettivi ed allo studio delle forme comunitarie, senza ottenere altrettanta risonanza e fama)

insomma, non è facile far decollare un’idea, trovarle una forma, uno scopo, un senso
ci si prova, a volte ci si annega, a volte no

[continua ?]

qualche giorno fa insieme a luca e salvatore si è deciso di occupare un post sul blog di abitare /

è stato scelto intenzionalmente un articolo apparentemente ambiguo e controverso su cui postare, indipendentemente dai contenuti di partenza, commenti circa un ipotetico progetto di contaminazione del web che andrebbe a ri-generare spazi poco sfruttati al fine di produrre ambiti di discussione in merito alla cultura e all’editoria online /
emerge la possibilità di rioccupare luoghi della rete che non funzionano, perchè poco interessanti o scarsamente vissuti, per ricostituirne la qualità e rivitalizzarli, sia attraverso l’inserimento di nuovi argomenti che con la revisione critica di quelli preesistenti

[nota: questa riflessione è stata illuminante, perché spostando il tiro verso una situazione più generale, mi è di aiuto per compiere un’analisi degli strumenti di mobilitazione politica attualmente a nostra disposizione, ma di questo parlerò in un post successivo]

da luca arriva la proposta interessante e piuttosto radicale di riscrivere gli articoli in calce a sè stessi, una post-produzione del web che potrebbe generare un curioso rimescolamento dei contenuti, destabilizzandoli deviandone la traiettoria e rifrangendone il senso /
qualcosa sta prendendo forma molto lentamente, con scarti e aggiustamenti progressivi, anche se per decollare in forma più chara e definita questa iniziativa avrà bisogno del suo tempo, perchè si crea l’inevitabile esigenza di prendere le misure, spargere la voce, realizzare spazi online dove raccogliere il materiale e mappare gli interventi /

per ora mi piace il fatto che sia un’operazione del tutto fuori catalogo, editoriale nel suo essere contro-editoriale, avversa a una fruizione statica per costringere i lettori a qualche misteriosa forma di dedizione e di impegno migratorio / operazione che oltretutto, sfidando ogni evidenza, investe (e questo a mio parere è l’aspetto più ardito) su una funzionalità dell’area blog oramai quasi obsoleta: i commenti!

si diceva – ma anche questa è faccenda controversa – che dovrebbe essere un’intervento che si pone in termini politici, destinato a disseminare frammenti di coscienza ed approfondimento culturale in spazi non propri (o comunque non prediposti), con l’obiettivo di rivitalizzazione o riqualificazione, provando in tal modo a sottolineare e definire nuove possibili modalità di organizzazione e trasmissione dei contenuti sul web / questione più che mai spinosa, ora che si delinea con sempre maggior livore l’intenzione del governo di operare in termini restrittivi sulla comunicazione con l’intento esplicito di arginare in modo censorio qualsiasi focolaio di controinformazione /

la partecipazione al progetto è libera, ma come ho scritto su abitare qualche giorno fa “mi piacerebbe che questi fossero micro-spazi di condivisione culturale, e per realizzare tale obiettivo nel modo migliore e perseguire dei risultati concreti c’è bisogno che ogni parola, ogni pensiero, ogni slancio, sia risultato dell’impegno e della consapevolezza nei confronti di questo piccolo bene collettivo”

dunque:
no faccine vacue
no perditempo
no zuzzerelloni
si possono segnalare link, progetti, articoli e qualunque fonte che porti a definire meglio zone atipiche di condivisione e di sperimentazione culturale che dovrebbero rappresentare un esercizio di riscrittura ma prima ancora un momento di definizione e rafforzamento culturale
presumo si possano nel tempo organizzare anche incontri e focolai di occupazione a livello locale, pomeriggi di discussione o revisione dei contenuti, svolti vis-a-vis secondo modalità che a me non dispiace affatto definire situazioniste per alcune ragioni (la critica alla spettacolarizzazione, il movimento sul territorio, l’estetica coniugata elegantemente con la politica), nonché momenti di convivialità creativa e condivisa, aprendo per esempio gli spazi privati a un utilizzo rivolto alla collettività