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amore
amore umano
amore che ci restituisce tutto quanto potremmo perdere
amore della grande solitudine popolata di minuscole figure scintillanti


mario cesariny / segundo estado

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ma adesso procediamo;
in me non c’è alcuna esitazione; andare via insieme
è come rimanere qui;  restare qui senza te
è come andare via malvolentieri; tu per me
sei tutte le cose al di sotto del cielo, tutti i posti tu,
che per il mio crimine ostinato sei stato bandito da qui

john milton

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adamo ed eva – eugenio maccagnani
untitled (black on gray) – marc rothko – 1969
foto – kirill tullin

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Malinconica, e in questo non si distingue dalle altre lettere. Si parla dei tedeschi, che sanno morire, delle donne che noi perdiamo, di Marc Chagall, dell’abilità nel tenere la forchetta e del significato del provincialismo nella storia dell’arte.

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Tu, ti senti legata al mondo della cultura. A quale, Alja? Ce ne sono molti.
Ogni paese ha la sua cultura e uno straniero non può impossessarsene.
Il mio cuore duole per Pietroburgo, io penso alle sue strade lastricate; tu, invece, non puoi tornare in Russia, tu ami la Francia, anche se non moriresti di nostalgia per lei.
Tu sei una persona di cultura troppo paneuropea.
Se l’automobile non pesasse nulla, non potrebbe andare; il peso dà il punto di appoggio alle sue ruote.
Io non ti scriverei questo, se non ti amassi.
Non tormentarmi dicendomi che, per te, io non ho alcun peso; il mondo attorno ad Alja non ha peso.
Una famiglia tedesca, vicina di casa di Bogatyrev, si è avvelenata col gas. La madre ha lasciato un biglietto: «Al mondo non c’è posto per un lavoratore tedesco».
Tedeschi, mi vergogno, ma non posso aiutarvi! Siete un grande popolo che non dimentica la sua patria. Quando morite, morite da tedeschi.
Alja, scusa per il mio amore malinconico, ma dimmi, in quale lingua, morendo, pronuncerai la tua ultima parola?
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un patronato calmo e la scrittura che si (re)stringe e si stinge come una stoffa
accidia e rimozione – che strano insanabile connubio … 

ho parlato per alcune ore, ieri, circa ipotesi di progetti collettivi
le gallerie ormai sono anticamere di salotti privati
regalare – bisogna mettere le idee a disposizione di altri, rovesciarle in strada
dobbiamo uscire dai confini, inventare progetti antiborghesi al limite della clandestinità / perchè l’opera non riconosciuta è la migliore, quella che si confonde con gli scenari consueti e provoca un misterioso rumore di fondo / la creazione di situazioni soprattutto, prima che di opere, cercando di lavorare sullo scioglimento del sè nel gruppo, nel molteplice / scioglimento mi piace più di annullamento /
interviste, passeggiate, riunioni clandestine nei sottoscala, appuntamenti nelle osterie, raccolta di materiale abbandonato, uso dello spazio domestico per il gruppo (abbattimento dei margini del privato), ampia escursione anagrafica /
abolizione del pregiudizio – basta appendere quadri alle pareti!

 

nello stralcio di camus è scritto / non saremo (mai) più solitari

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il brano musicale | s-folgorante| l’ho preso da qui

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074-06-2010-cut

a volte capita che pranzi all’aperto, dopo la scuola
uno di quei locali dove un tocco di estro e sapienza rende speciali anche i piatti più semplici

poi ci sono i profumi della campagna, l’odore del fieno, il ronzio dei primi insetti estivi
… e l’assenza di fretta:  in questi giorni ho proprio bisogno di parentesi calme che chiudono fuori ogni altra cosa

lentamente, con il gonfiarsi della luce, torna la voglia di lavorare a nuovi disegni

dotted

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023-07-2010pavese (altro…)