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ancora alcune immagini scattate qualche giorno fa addosso un certo bisogno di fuori fuoco … .

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sandro bellomo vive per scelta nel cuore del salento ormai da una ventina d’anni, ha una bella voce dalla vena romana e un aspetto gradevole il suo tratto grafico è veloce e sensibile / mi sono piaciuti subito i lavori che vende per strada, srotolandoli davanti ai passanti inconsapevoli, e che possiedono un equilibrio complesso

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son tornata ormai da così tanti giorni che il viaggio si è quasi annullato nella monotonia domestica di queste giornate agostane – nuvolose, malferme, improduttive / ma non mi dimentico delle pietre – di scrivere della leccese, del tufo, di calcari millenari che sembrano un legno smussato e svuotato dai tarli / la pietra salentina

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… si tratta di granturco – a dire il vero . malinconie dolci e la parentetica fortuna di rimanere fermi – per un poco – anche nel movimento … il viaggio che si ripete moltissime volte è per caso una forma di immobilità? ] tra i sogni, quello ricorrente dell’altrimenti [

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30.07 potrei mai abituarmi a questo paesaggio precario, irrisolto, selvaggio a volte com’è selvaggia la mafia? sembra di abitare un luogo appena uscito dalla guerra, dove tutti si arrangiano e lo stato è un’entità remota che neppure si è capaci di pronunciare sono piuttosto arrabbiata e frustrata per le mie foto non credo di essere

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sono a galatina per vedere gli affreschi nella chiesa di santa caterina mentre cammino mi imbatto in un portone che chiude un laboratorio le cui pareti sono tappezzate di vecchi attrezzi, fotografie ed ephemera / pare di entrare in un altro tempo / mentre scatto timidamente la prima dalla strada lui percepisce il suono dell’otturatore

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il paesaggio mi sbilancia continuamente verso poli opposti, l’estetica è contraddittoria, lacerata – il verso delle cicale è una costante di sottofondo e nei momenti di silenzio diventa qualsi assordante / la prima parola che trovo nel mio vocabolario, dopo pochi minuti di viaggio sul territorio, è ipnotico: l’esterno mi provoca una particolare forma di

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il set completo è su flickr (l’ultima foto invece è stata scattata nella cattedrale di otranto)

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. sto bene solo quando posso salire su un autobus e andare dormo in una stanza arredata con cura la mattina mi litigo la vasca con un grosso scarafaggio mangio poco – mi dimentico devo pensare a non essere troppo infelice concentrarmi sul prossimo autobus e tenere la bocca chiusa ho quasi 47 anni e

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tornata / le foto meno indecenti scattate durante il viaggio sono raccolte su flickr i diari ancora tutti da sistemare (presumo ci vorrà del tempo … ) ho disegnato poco – la canzone invece – ascoltata innumerevoli volte (il titolo non c’entra – era per un post che poi non ho scritto) . then I

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piove grigio pioggia bassa che lava i gelsi lucidando i loro corpi rossicci e complicati [è un continuo mescolarsi di livelli inutile provare a districarli] + el aplastamiento de las gotas – julio cortazar //

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la casa possiede alcune stanze vuote non so nemmeno dire se abbiano finestre la casa è tuttora un luogo misterioso un ambito della conoscenza imperfetta dell’arbitrio azzardato di chi va a tentoni mi chiedo spesso – se sia così per tutti oppure qualcuno non accede mai al privilegio penoso del dubbio e trascorre la vita

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ci sono persone che emanano una luce particolare appartamenti e stanze dove la luce è fonte di atmosfera e poi c’è la luce della neve in questo periodo, per recarmi al lavoro, trascorro quotidianamente un paio d’ore viaggiando in corriera / naturalmente porto sempre con me dei libri da leggere e il quaderno oggi invece

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quando viaggio in corriera mi piace guardare gli alberi e osservare come cambiano nel corso delle stagioni / osservo da lontano il tronco, i rami, la loro intricata nudità invernale oppure il diradarsi temporaneo o senza rimedio degli aghi nelle specie pinofite, la disposizione delle processionarie sui rami, i loro bozzoli sospesi e silenziosi aggrappati

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