<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>Commenti a: la città pubblica</title>
	<atom:link href="https://www.tracciamenti.net/blog/index.php/2011/09/22/la-citta-pubblica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.tracciamenti.net/blog/index.php/2011/09/22/la-citta-pubblica/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Jan 2014 19:16:39 +0000</lastBuildDate>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.38</generator>
	<item>
		<title>Di: Salvatore D'Agostino</title>
		<link>https://www.tracciamenti.net/blog/index.php/2011/09/22/la-citta-pubblica/comment-page-1/#comment-353</link>
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 08:31:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.tracciamenti.net/blog/?p=11790#comment-353</guid>
		<description><![CDATA[Tracciamenti,
per essere chiari, per me non ‘abbiamo perso il senso della disciplina’ ma l’azione etica ed estetica ‘borghese’ della polis (i non borghesi hanno sempre abitato senza disciplina).
La città ‘non generica’ che viviamo è l’immagine della nostra ‘vita’ non di un ‘totalitarismo antidisciplinare architettonico’.
Io partirei non dalla soluzione disciplinata ‘architettonica’ ma dal senso civico della polis.
La mafia spesso è un atteggiamento condiviso ‘mafiosità’ di deregolamentazione ‘civile’ (o se vuoi del senso della polis condivisa dai più).
Che io non giustifico (e lotto), ma che non mi sento di semplificare con il termine generico ‘mafia’.
Parafrasando Eco: «Spero di essere stato più apocalittico di Gregotti. Anche se, come ho detto, sono un apocalittico cinico, e la radio alla Mazinga, che sta suonando ‘iosonouncane’ mentre scrivo, mi piace moltissimo».
S]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tracciamenti,<br />
per essere chiari, per me non ‘abbiamo perso il senso della disciplina’ ma l’azione etica ed estetica ‘borghese’ della polis (i non borghesi hanno sempre abitato senza disciplina).<br />
La città ‘non generica’ che viviamo è l’immagine della nostra ‘vita’ non di un ‘totalitarismo antidisciplinare architettonico’.<br />
Io partirei non dalla soluzione disciplinata ‘architettonica’ ma dal senso civico della polis.<br />
La mafia spesso è un atteggiamento condiviso ‘mafiosità’ di deregolamentazione ‘civile’ (o se vuoi del senso della polis condivisa dai più).<br />
Che io non giustifico (e lotto), ma che non mi sento di semplificare con il termine generico ‘mafia’.<br />
Parafrasando Eco: «Spero di essere stato più apocalittico di Gregotti. Anche se, come ho detto, sono un apocalittico cinico, e la radio alla Mazinga, che sta suonando ‘iosonouncane’ mentre scrivo, mi piace moltissimo».<br />
S</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tracciamenti</title>
		<link>https://www.tracciamenti.net/blog/index.php/2011/09/22/la-citta-pubblica/comment-page-1/#comment-352</link>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 07:39:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.tracciamenti.net/blog/?p=11790#comment-352</guid>
		<description><![CDATA[se ci poniamo in termini costruttivi, pensando a una fortificazione ed una regolamentazione di una disciplina in crisi, possiamo continuare a parlarne - ma se vai in cerca di un&#039;apocalisse reazionaria allora qualsiasi discorso diventa inutile! / tu e gregotti postulate lo stesso scenario, con l&#039;unica differenza che lui prova a trovare una metodologia di intervento sulla disciplina, azzarda la necessità di darsi dei principi anche tornando sui propri passi e provando a riacchiappare i fili andati sciolti durante l&#039;era postmoderna /
(penso proprio che dovremmo assumerci l&#039;onere etico di darcene qualcuno, di principio, ogni tanto, e che non sia un principio individuale, ma condiviso)
ti ripeto: ritengo che agli architetti ed agli artisti in genere la situazione vada comoda così / ma personalmente qualsiasi forma di abbandono estetico alla forza centrifuga lasciando che la disciplina si schianti per raccogliere i resti mi pare più un alibi che una teoria /

per quanto riguarda i paesi della sicilia, ho sottolineato che al convegno si parlava di metropoli: non di sciacca, noto, palermo o messina
la città generica è quella che presenta problemi ricorrenti dovuti principalmente alla grandissima dimensione ed al popolamento, è una città di grandi flussi - e su quella tipologia gregotti azzardava delle osservazioni (che erano piuttosto dettagliate ed anche ricche di esempi, ma come potrai capire nel post non potevo riportare l&#039;intero discorso)
se poi vogliamo lavorare solo sulle differenze possiamo farlo, nessuno l&#039;ha negato, non era in questione e non si discuteva di questo

invece il mio discorso dello spazio tra oggetti architettonici si riferisce anche ai piccoli centri  e riguarda non solo l&#039;estetica urbana ma quella della progettazione più in generale / soprattutto riguarda uno spazio collettivo che dai progettisti (quanto ce n&#039;è la possibilità e tale spazio non è appannaggio di qualche mafia o altra operazione speculativa) viene quasi sempre interpretato come un ennesimo oggetto, senza alcuna vocazione dinamica o relazionale (oppure simulando al computer scenari fantascientifici con scarsa attinenza con il reale) - molta maniera e poca disciplina, direi / soprattutto, nella gran parte dei casi, pochissimo talento di relazione profonda con il proprio tempo: si producono ancora oggetti di design, quasi sempre (ma anche qui: manca un sostegno ottimale ed efficace da parte della pianificazione e della politica, e i cittadini non chiedono e non pretendono)

un saluto - devo ancora bere il caffè, stamattina (tutto questo alla cieca, quindi)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>se ci poniamo in termini costruttivi, pensando a una fortificazione ed una regolamentazione di una disciplina in crisi, possiamo continuare a parlarne &#8211; ma se vai in cerca di un&#8217;apocalisse reazionaria allora qualsiasi discorso diventa inutile! / tu e gregotti postulate lo stesso scenario, con l&#8217;unica differenza che lui prova a trovare una metodologia di intervento sulla disciplina, azzarda la necessità di darsi dei principi anche tornando sui propri passi e provando a riacchiappare i fili andati sciolti durante l&#8217;era postmoderna /<br />
(penso proprio che dovremmo assumerci l&#8217;onere etico di darcene qualcuno, di principio, ogni tanto, e che non sia un principio individuale, ma condiviso)<br />
ti ripeto: ritengo che agli architetti ed agli artisti in genere la situazione vada comoda così / ma personalmente qualsiasi forma di abbandono estetico alla forza centrifuga lasciando che la disciplina si schianti per raccogliere i resti mi pare più un alibi che una teoria /</p>
<p>per quanto riguarda i paesi della sicilia, ho sottolineato che al convegno si parlava di metropoli: non di sciacca, noto, palermo o messina<br />
la città generica è quella che presenta problemi ricorrenti dovuti principalmente alla grandissima dimensione ed al popolamento, è una città di grandi flussi &#8211; e su quella tipologia gregotti azzardava delle osservazioni (che erano piuttosto dettagliate ed anche ricche di esempi, ma come potrai capire nel post non potevo riportare l&#8217;intero discorso)<br />
se poi vogliamo lavorare solo sulle differenze possiamo farlo, nessuno l&#8217;ha negato, non era in questione e non si discuteva di questo</p>
<p>invece il mio discorso dello spazio tra oggetti architettonici si riferisce anche ai piccoli centri  e riguarda non solo l&#8217;estetica urbana ma quella della progettazione più in generale / soprattutto riguarda uno spazio collettivo che dai progettisti (quanto ce n&#8217;è la possibilità e tale spazio non è appannaggio di qualche mafia o altra operazione speculativa) viene quasi sempre interpretato come un ennesimo oggetto, senza alcuna vocazione dinamica o relazionale (oppure simulando al computer scenari fantascientifici con scarsa attinenza con il reale) &#8211; molta maniera e poca disciplina, direi / soprattutto, nella gran parte dei casi, pochissimo talento di relazione profonda con il proprio tempo: si producono ancora oggetti di design, quasi sempre (ma anche qui: manca un sostegno ottimale ed efficace da parte della pianificazione e della politica, e i cittadini non chiedono e non pretendono)</p>
<p>un saluto &#8211; devo ancora bere il caffè, stamattina (tutto questo alla cieca, quindi)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Salvatore D'Agostino</title>
		<link>https://www.tracciamenti.net/blog/index.php/2011/09/22/la-citta-pubblica/comment-page-1/#comment-351</link>
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 07:09:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.tracciamenti.net/blog/?p=11790#comment-351</guid>
		<description><![CDATA[Tracciamenti,
non conoscevo la tua passione per gli scritti di Gregotti, dici: «gregotti afferma che prima di andare verso la multidisciplinarità la disciplina dovrebbe ripensare e ritrovare se stessa».
Ciò che non mi convince, nel 2011, è il ritornare alla disciplina dell’architettura, poiché l’architettura da anni si è emancipata dal concetto della ‘tecnica’ insita nel moderno (tecnica in funzione di x).
Umberto Eco in occasione di un suo compleanno scrive (Lotus, n. 138): «Le forme postmoderne sono possibili non perché si oppongono al design moderno ne perché si sono assoggettate a una idea deteriore di design, ma perché il design &quot;buono&quot;, in cui la forma segue e comunica la funzione, è morto. 
Spero di essere stato più apocalittico di Gregotti. A anche se, come ho detto, sono un apocalittico cinico, e la radio alla Mazinga, che sta suonando Beethoven mentre scrivo, mi piace moltissimo».
Non è una questione di multidisciplinarità ma di concezione se vuoi etica ed estetica (dovuta all’evoluzione tecnica e di pensiero) del nostro intorno.
La ‘città generica’ è un’immagine troppo generica che non aiuta a descrivere le città in cui viviamo, scrivi: «la città generica è quella dove la pianificazione chiude gli occhi su una serie di specificità che non trovano risposta in fase di piano».
I 390 comuni siciliani, hanno dinamiche e caratteri diversi tra loro, non genericamente sintetizzabili. Mi piacerebbe iniziare a parlare di città specifiche più che generiche, lascerei il termine ai didattici.
Grazie a te,
Salvatore D’Agostino]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tracciamenti,<br />
non conoscevo la tua passione per gli scritti di Gregotti, dici: «gregotti afferma che prima di andare verso la multidisciplinarità la disciplina dovrebbe ripensare e ritrovare se stessa».<br />
Ciò che non mi convince, nel 2011, è il ritornare alla disciplina dell’architettura, poiché l’architettura da anni si è emancipata dal concetto della ‘tecnica’ insita nel moderno (tecnica in funzione di x).<br />
Umberto Eco in occasione di un suo compleanno scrive (Lotus, n. 138): «Le forme postmoderne sono possibili non perché si oppongono al design moderno ne perché si sono assoggettate a una idea deteriore di design, ma perché il design &#8220;buono&#8221;, in cui la forma segue e comunica la funzione, è morto.<br />
Spero di essere stato più apocalittico di Gregotti. A anche se, come ho detto, sono un apocalittico cinico, e la radio alla Mazinga, che sta suonando Beethoven mentre scrivo, mi piace moltissimo».<br />
Non è una questione di multidisciplinarità ma di concezione se vuoi etica ed estetica (dovuta all’evoluzione tecnica e di pensiero) del nostro intorno.<br />
La ‘città generica’ è un’immagine troppo generica che non aiuta a descrivere le città in cui viviamo, scrivi: «la città generica è quella dove la pianificazione chiude gli occhi su una serie di specificità che non trovano risposta in fase di piano».<br />
I 390 comuni siciliani, hanno dinamiche e caratteri diversi tra loro, non genericamente sintetizzabili. Mi piacerebbe iniziare a parlare di città specifiche più che generiche, lascerei il termine ai didattici.<br />
Grazie a te,<br />
Salvatore D’Agostino</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tracciamenti</title>
		<link>https://www.tracciamenti.net/blog/index.php/2011/09/22/la-citta-pubblica/comment-page-1/#comment-350</link>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 06:38:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.tracciamenti.net/blog/?p=11790#comment-350</guid>
		<description><![CDATA[vittorio a gregotti piace a pochi
non è simpatico ed è un professionista che ha lasciato raramente tracce positivamente memorabili nell&#039;architettura costruita / però ha scritto molto e piuttosto bene, a mio parere 
la sua è una posizione rigorosa, anacronistica per quanto è rigida e intransigente su alcune questioni primarie – anche per questo lo definirei un padre spirituale, avendo alcuni suoi libri saputo influenzare e cambiare il mio sguardo sulle cose molto profondamente / ho certamente operato una scissione tra il professionista e il teorico - sono le sue parole che mi interessano
(in particolare, le scarpe di van gogh)

detto questo, i due libri in questione (gregotti-la cecla) escono praticamente in contemporanea, e presumo che al massimo, quello che forse può aver subito delle variazioni, sia stato il titolo (e forse non ha deciso nemmeno lui ma la casa editrice, quien sabe?)
del resto, le premesse ai contenuti di cui scrivo nel post erano già contenute in testi precedenti, cominciavano a germogliare in &quot;dentro l&#039;architettura&quot;, per esempio / il libro di franco la cecla è pieno di spunti interessanti ma anche di approssimazioni estetiche e &quot;discorsive&quot; / è un libro di antropologia, che offre un controcanto ma che non si pone in relazione diretta con quello di gregotti

a me non pare che v.g. postuli propriamente una centralità dell’architetto e soprattutto non si teorizza un abbandono della multidisciplinarità - ma si sostiene che per operare in qualsiasi direzione, solitaria o trasversale, c’è bisogno di una rifondazione di alcune regole, di alcuni riferimenti teoretici che sono venuti a mancare e che hanno generato una deregulation interna, sulla base anche di un qualunquismo e di un’inettitudine professionale di professionisti che non hanno saputo rispondere al proprio tempo strutturando una teoria della progettazione, una o più scuole di pensiero / gregotti afferma che prima di andare verso la multidisciplinarità la disciplina dovrebbe ripensare e ritrovare se stessa, che è diverso dal sostenere il ruolo isolato dell’architetto (lui, sostenitore senza ombre del movimento moderno, ha l’esempio brillante seppur remoto del bauhaus dalla sua)

quanto all’ultima questione mi sembrava abbastanza chiara di per sé: la città generica è quella dove la pianificazione chiude gli occhi su una serie di specificità che non trovano risposta in fase di piano, per svariate ragioni che ho sinteticamente accennato sopra / il risultato è una spazialità non organizzata, non valorizzata, trascurata e spesso violentata, con conseguenze abbastanza gravi su alcune aree e privilegi irragionevoli in altre (all’incontro si è parlato di “post metropoli” facendo riferimento a centri molto estesi e popolati)

spero di esser stata abbastanza coerente e chiara nelle risposte
un caro saluto e grazie per il tuo commento
c]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>vittorio a gregotti piace a pochi<br />
non è simpatico ed è un professionista che ha lasciato raramente tracce positivamente memorabili nell&#8217;architettura costruita / però ha scritto molto e piuttosto bene, a mio parere<br />
la sua è una posizione rigorosa, anacronistica per quanto è rigida e intransigente su alcune questioni primarie – anche per questo lo definirei un padre spirituale, avendo alcuni suoi libri saputo influenzare e cambiare il mio sguardo sulle cose molto profondamente / ho certamente operato una scissione tra il professionista e il teorico &#8211; sono le sue parole che mi interessano<br />
(in particolare, le scarpe di van gogh)</p>
<p>detto questo, i due libri in questione (gregotti-la cecla) escono praticamente in contemporanea, e presumo che al massimo, quello che forse può aver subito delle variazioni, sia stato il titolo (e forse non ha deciso nemmeno lui ma la casa editrice, quien sabe?)<br />
del resto, le premesse ai contenuti di cui scrivo nel post erano già contenute in testi precedenti, cominciavano a germogliare in &#8220;dentro l&#8217;architettura&#8221;, per esempio / il libro di franco la cecla è pieno di spunti interessanti ma anche di approssimazioni estetiche e &#8220;discorsive&#8221; / è un libro di antropologia, che offre un controcanto ma che non si pone in relazione diretta con quello di gregotti</p>
<p>a me non pare che v.g. postuli propriamente una centralità dell’architetto e soprattutto non si teorizza un abbandono della multidisciplinarità &#8211; ma si sostiene che per operare in qualsiasi direzione, solitaria o trasversale, c’è bisogno di una rifondazione di alcune regole, di alcuni riferimenti teoretici che sono venuti a mancare e che hanno generato una deregulation interna, sulla base anche di un qualunquismo e di un’inettitudine professionale di professionisti che non hanno saputo rispondere al proprio tempo strutturando una teoria della progettazione, una o più scuole di pensiero / gregotti afferma che prima di andare verso la multidisciplinarità la disciplina dovrebbe ripensare e ritrovare se stessa, che è diverso dal sostenere il ruolo isolato dell’architetto (lui, sostenitore senza ombre del movimento moderno, ha l’esempio brillante seppur remoto del bauhaus dalla sua)</p>
<p>quanto all’ultima questione mi sembrava abbastanza chiara di per sé: la città generica è quella dove la pianificazione chiude gli occhi su una serie di specificità che non trovano risposta in fase di piano, per svariate ragioni che ho sinteticamente accennato sopra / il risultato è una spazialità non organizzata, non valorizzata, trascurata e spesso violentata, con conseguenze abbastanza gravi su alcune aree e privilegi irragionevoli in altre (all’incontro si è parlato di “post metropoli” facendo riferimento a centri molto estesi e popolati)</p>
<p>spero di esser stata abbastanza coerente e chiara nelle risposte<br />
un caro saluto e grazie per il tuo commento<br />
c</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Salvatore D'Agostino</title>
		<link>https://www.tracciamenti.net/blog/index.php/2011/09/22/la-citta-pubblica/comment-page-1/#comment-349</link>
		<dc:creator><![CDATA[Salvatore D'Agostino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 22:31:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.tracciamenti.net/blog/?p=11790#comment-349</guid>
		<description><![CDATA[Tracciamenti,
due aspetti del libro di Gregotti non mi convincono.
Il primo la non velata (ma mai citato) risposta al libro di Franco La Cecla anche in questo caso giocando con un furbissimo titolo ‘contro la fine dell’architettura’.
Il secondo l’idea dell’anti multidisciplinarismo a favore di un ritorno (si è mai perso?) accentramento del progetto dell’ente architetto.
Una tesi molto stanca che non fa i conti con la storia sia del suo recente vissuto sia di oggi (in questo momento Milano – in piena crisi – è un brulicare di cantieri / grattacieli).
Infine, vorrei capire che cos’è, dov’è, qual è la ‘città generica’.
Saluti,
Salvatore D’Agostino]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tracciamenti,<br />
due aspetti del libro di Gregotti non mi convincono.<br />
Il primo la non velata (ma mai citato) risposta al libro di Franco La Cecla anche in questo caso giocando con un furbissimo titolo ‘contro la fine dell’architettura’.<br />
Il secondo l’idea dell’anti multidisciplinarismo a favore di un ritorno (si è mai perso?) accentramento del progetto dell’ente architetto.<br />
Una tesi molto stanca che non fa i conti con la storia sia del suo recente vissuto sia di oggi (in questo momento Milano – in piena crisi – è un brulicare di cantieri / grattacieli).<br />
Infine, vorrei capire che cos’è, dov’è, qual è la ‘città generica’.<br />
Saluti,<br />
Salvatore D’Agostino</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
