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	<title>POP LIFE BLOG &#187; alias</title>
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		<title>come si cambia?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 09:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti]]></category>
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		<description><![CDATA[un post del 2004 dedicato al rapporto tra l&#8217;arte e le persone la parola politica quasi non si vede ma c&#8217;è, in forma di retrogusto come si è spostata (se lo ha fatto) la mia visione delle cose, da allora? . IL MONDO DEI FINTI SCIAMANI 24 07 2004 ultimo numero di alias appoggiato sullo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table width="600">
<tbody>
<tr>
<td>
<h4>un post del 2004 dedicato al rapporto tra l&#8217;arte e le persone<br />
la parola politica quasi non si vede ma c&#8217;è, in forma di retrogusto</p>
<p>come si è spostata (se lo ha fatto) la mia visione delle cose, da allora?<br />
<span style="color: #ffffff;">.</span></h4>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-403" title="dotted" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2009/11/dotted.gif" alt="" width="600" height="3" /></p>
<div>
<p><span style="text-decoration: underline;">IL MONDO DEI FINTI SCIAMANI</span><br />
24 07 2004<br />
ultimo numero di alias appoggiato sullo scanner. articolo      sui coolhunter, cacciatori di tendenze. pare che le acque vadano man mano      a confondersi, il mercato si infila capillarmente fin nelle cantine di chi      lo combatte&#8230;</p>
</div>
<p>tutto questo emerge    chiaramente dalla scrittura ma inevitabilmente ambiguo è l&#8217;atteggiamento    etico e politico di chi opera in alcuni settori. come se non esistessero possibili    posizioni morali, perché chi va a caccia di tendenze è una specie    di eroe, un surfer dei bassifondi e dell&#8217;alternativo capace di dialogare con    l&#8217;altra sponda [quella equa e riottosa nei confronti di un capitalismo sempre    più complesso e sofisticato]</p>
<p>insomma, la tendenza, il trend, ciò che    ci conduce [non solo esteticamente] oltre il presente, seppur di poco, è    da difendere? anche se si tratta di un&#8217;evoluzione con risvolti culturali pressochè    nulli, ma piuttosto legata all&#8217;idea di mantenere sempre accesa la fiamma dello    shopping e del consumo incondizionato?</p>
<p>mi sento un po&#8217; retrograda ogni volta che affronto    questo discorso, per via della mia reticenza nei confronti di atteggiamenti    eccessivamente modaioli e avanguardisti. esterofili e tecnocratici. sono lenta.    ho bisogno di anni e secoli per poter assimilare tutto quello che ancora non    conosco. mentre tutto gira vorticosamente intorno al cambiamento costante e    rapido. i discorsi si ingarbugliano e non ne tengo le fila. la politica e l&#8217;economia.    l&#8217;estetica e il consumo. la fame di novità. l&#8217;ignoranza e la cultura.    la moda. l&#8217;arte e la pubblicità. un costretto groviglio di valori e disvalori    che non trovano ordine, che raggiungono la suprema sublimazione quando l&#8217;entropia    raggiunge il suo massimo.</p>
<p>come potrei raccapezzarmi in questo gomitolo    che se non sto attenta mi risucchia al suo interno e mi anestetizza con i suoi    gadget? mi sento combattuta tra un atteggiamento scostante e la dipendenza da    un universo in vendita, colorato e accattivante, carico di risvolti pop, con    il quale l&#8217;arte [o ciò che ne rimane] e la cultura vanno inevitabilmente    a braccetto&#8230;</p>
<p>mi pare che tutto questo riguardi una sfera    del vivere troppo parziale, dimentica di squilibri profondi e di insopportabili    iniquità. la cultura si muove lungo un percorso che raramente combatte    attivamente le disuguaglianze sociali e che lavora per migliorare la condizione    planetaria. certo, gli intellettuali dichiarano spesso il loro appoggio alle    opposizioni ed alla controcultura [ma esiste ancora?];</p>
<p>ma quanto del nostro lavoro artistico ed intellettuale    è destinato a risolvere i problemi di chi tempo e risorse per l&#8217;arte    e la cultura non ne ha davvero? ho sempre visto l&#8217;artista come uno che aiuta    a porsi delle domande e non come un santone che possiede delle inutili quanto    improbabili risposte. eppure il più delle volte, le esposizioni sono    un rigurgito di sterile individualità, di banali estetizzazioni e di    esasperazione di tendenza. oltretutto, questo miscuglio di cultura soggettiva,    onanismo e sottocultura mercatizia risulta del tutto inservibile, perché    non pensato come uno strumento di dialogo. inservibile perché incomprensibile    per le masse, basato su codici astrusi e fini a se stessi.</p>
<p>è un problema che si affaccia alla mia    finestra ogni giorno e che il più delle volte ricaccio indietro per incapacità    di trovare soluzioni attendibili. ancora nelle orecchie le lapidarie parole    di haacke che non lasciano aperto nessuno spiraglio a un&#8217;utilità sociale    e politica dell&#8217;arte.</p>
<p>si potrebbe dire che cultura e salvezza marciano    su due piani differenti. completamente disgiunti. ma se è vero che la    cultura e l&#8217;arte dovrebbero almeno contribuire alla formazione e fortificazione    della coscienza dell&#8217;uomo, com&#8217;è possibile che ciò accada quando    la maggior parte degli esseri umani non sono in grado di intendere il prodotto    di intellettuali ed artisti? questo non significa abbassare il livello della    cultura ma produrre cultura in funzione della gente, come faceva pasolini, ad    esempio. [e chiedo scusa se mi ripeto a volte, ma credo sia una delle figure    più significative, una chiave di volta nello studio della relazione che    intercorre tra voce narrante e pubblico].</p>
<p>le possibilità ci sono, per far    uscire la cultura dai salotti borghesi e dai microclan elitari. possibilità    che non passano attraverso i bagliori di tendenza e che comportano probabilmente    un rallentamento della corsa, la rinuncia a un certo margine di avanguardia    [non è esattamente così che vorrei definirla, ma non trovo un    termine idoneo], per garantire una maggiore leggibilità del messaggio.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>fernando / pessoa</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 12:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[culture]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[alias]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[pessoa]]></category>

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		<description><![CDATA[Mathew Arnold, che fu (nonostante qui non si sappia, il che equivale semplicemente a dire che non si sa) uno dei grandi poeti del diciannovesimo secolo, definì, in una frase che divenne celebre, la nullità intima della civilizzazione puramente materiale: ‘A cosa ti serve un treno che ti porta in un quarto d&#8217;ora da Camberwell]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table width="580">
<tbody>
<tr>
<td>
<p style="text-align: justify;">Mathew Arnold, che fu (nonostante qui non si sappia, il che equivale semplicemente a dire che non si sa) uno dei grandi poeti del diciannovesimo secolo, definì, in una frase che divenne celebre, la nullità intima della civilizzazione puramente materiale: ‘A cosa ti serve un treno che ti porta in un quarto d&#8217;ora da Camberwell fino a Islington, se ti porta da una vita miserabile e stupida a Camberwell a una vita miserabile e stupida a Islington?’</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, rappresentando appena delle facilitazioni funzionali a una vita che dovrebbe avere fini più alti, le conquiste materiali non significano nulla di per sè, se non quando dalle loro applicazioni realmente scaturisce qualcosa relativa a questi alti fini. Sulla natura di quegli alti fini possiamo opinare: per alcuni potrebbero essere semplicemente la grandezza nazionale (è un concetto limitato, ma è, per la maggioranza degli uomini, l&#8217;unica cosa che veramente li trascina fuori dal loro egoismo naturale, e così rende possibile che costoro facciano qualcosa in più rispetto al vegetare attivamente); per altri consisterebbero nella felicità umana (che è un concetto parimenti riduttivo, in quanto cani e gatti, se fossero capaci di concetti sociologici, non ne avrebbero un altro differente); per alcuni si tradurrebbero in determinati obiettivi religiosi; per altri (tra i quali io stesso mi includo) nella creazione di valori civilizzazionali &#8211; valori artistici, scientifici, filosofici &#8211; che servano da stimolo e da consolazione per gli uomini futuri.</p>
<p style="text-align: justify;">In sè stessa la civiltà materiale non è affatto una civilizzazione, ma semplicemente un perfezionamento. Migliorano le condizioni in cui gli uomini vivono; gli uomini possono o meno migliorare. È risaputo da tutti i sociologi che le condizioni climatiche estremamente benevole tendano a disturbare il progresso e la civilizzazione del popolo che ne è soggetto, per lo stesso motivo per cui non suscitano opposizione, facendo vivere la volontà, non producono difficoltà alla vita, destando l&#8217;emozione, non creano problemi di vita, svegliando l&#8217;intelligenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, poi, in opposizione a argomenti come quelli che da ogni parte &#8211; escludendo le parti democratiche e radicali che attaccano per una questione di fanatismo politico &#8211; si ergono contro il fascismo, si risponde con la regolarizzazione dell&#8217;orario dei treni, con il miglioramento del valore della lira, e, perfino, con la stabilizzazione dell&#8217;ordine pubblico (supponendo che la pace varsaviana sia un ordine), non si sta rispondendo con niente: ci si riferisce semplicemente ad una cosa differente e che non si attiene al caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Uccidere, torturare, ingiuriare, non sono fenomeni necessariamente coinvolti nella produzione del buon funzionamento dei treni. Non è inconcepibile che si possa migliorare la lira senza bru. ciare biblioteche private e imporre sulla stampa una censura di carattere fisico. La medesima manutenzione dell&#8217;ordine [&#8230;]</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="padding-left: 30px;"><span style="color: #888888;">pubblicato nel n° 163 del  <em>jornal i /</em> 12.11.2009<br />
alias 16.10.2010 / traduzione antonio cardiello</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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