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	<title>POP LIFE BLOG &#187; around rw</title>
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		<title>auto / logica</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 15:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>
		<category><![CDATA[frammenti]]></category>
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		<category><![CDATA[as]]></category>
		<category><![CDATA[Irene Jacob]]></category>
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		<description><![CDATA[I 2202 mentre guarda un vecchio film riconosce il tempo in cui gli oggetti erano onesti / oggi invece è estenuata dalla loro attuale disonestà, dall’aura mediocre che emana dai beni di nuova produzione, anche quelli più pretenziosi / lucidi ma privi di luce oggetti incapaci di invecchiare con dignità / senza rughe II 1802]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I<br />
2202<br />
mentre guarda un vecchio film riconosce il tempo in cui gli oggetti erano onesti / oggi invece è estenuata dalla loro attuale disonestà, dall’aura mediocre che emana dai beni di nuova produzione, anche quelli più pretenziosi / lucidi ma privi di luce<br />
oggetti incapaci di invecchiare con dignità / senza rughe</p>
<p style="text-align: justify;">II<br />
1802<br />
rispecchiandosi negli illuminati coglieva la propria forma immobile che lievitava col passare degli anni sotto il peso di un’inesperienza recidivante da cui non si era mai liberata / pesante come una barca spiaggiata, goffa e spaventata &#8211; cucciolo costretto nell’involucro inadeguato di adulto</p>
<p style="text-align: justify;">anche le stagioni invecchiavano con il passare degli anni, come fossero persone, ma non riservavano alcuna sorpresa / era colpa della città, di come stava cambiando e anche di come non cambiava<br />
in quel luogo preciso il tempo non rappresentava una risorsa, piuttosto una particolare condanna all’immobilità, ma alla gente questo sembrava non preoccupare, anzi parevano gradire quel peculiare congelamento delle prospettive</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;"><span id="more-17419"></span>III<br />
1802<br />
del tempo scheggiato che si riempie come fatto di briciole avanzate da un pranzo</p>
<p>IV<br />
1754<br />
è rimasta ferma a guardare la giornata<br />
schiacciata da una capigliatura di corallo</p>
<p style="padding-left: 60px;">gli oggetti scappavano di mano<br />
come fosse un mondo fatto di sapone</p>
<p>le si chiudevano gli occhi &#8211; sempre più spesso<br />
lo sguardo ormai pesante cancellava i paesaggi<br />
e li trasformava in nature morte</p>
<p style="padding-left: 60px;">V<br />
2103<br />
<em>E quando tutti se ne andavano</em><br />
<em> e restavamo in due</em><br />
<em> tra bicchieri vuoti e portacenere sporchi,</em><br />
<em> com’era bello sapere che eri lì</em><br />
<em> come una corrente che ristagna,</em><br />
<em> sola con me sull’orlo della notte,</em><br />
<em> e che duravi, eri più che il tempo,</em><br />
<em> eri quella che non se ne andava</em><br />
<em> perché uno stesso cuscino</em><br />
<em> e uno stesso tepore</em><br />
<em> ci avrebbero chiamati di nuovo</em><br />
<em> a svegliare il nuovo giorno,</em><br />
<em> insieme, ridendo, spettinati</em>.</p>
<p style="padding-left: 60px;">JULIO CORTÁZAR &#8211; <em>dopo le feste</em></p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;">VI<br />
2303<br />
il tempo sottratto riduce la libertà in frammenti che non sa ricucire<br />
interstizi di niente<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span>tempo di aprire un quaderno e di richiuderlo<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span>una telefonata spenta sul nascere<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span>un cibo che va di fretta e scende male</p>
<p style="padding-left: 60px; text-align: justify;">
<table width="552">
<tbody>
<tr>
<td><img class="alignleft size-full wp-image-17447" title="0413-008" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2013/04/0413-008.jpg" alt="" width="552" height="634" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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