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	<title>POP LIFE BLOG &#187; broadcast &amp; the focus group</title>
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		<title>aerografia delle mappe</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 13:39:42 +0000</pubDate>
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<tbody>
<tr>
<td><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-8808" style="margin-top: 1px; margin-bottom: 1px;" title="03-2011-003" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2011/03/03-2011-003.jpg" alt="" width="404" height="566" /><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-8848" title="03-2011-005" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2011/03/03-2011-005.jpg" alt="" width="404" height="407" /><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-8809" style="margin-top: 1px; margin-bottom: 1px;" title="03-2011-004" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2011/03/03-2011-004.jpg" alt="" width="404" height="356" /></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>less than silence, space bar</em></p>
<p style="text-align: justify;">non è certo scrittura &#8211; spurghi piuttosto, piccole emissioni di materia verbale quasi solida,  per come è concentrata e inscalfibile<br />
naturalmente non riesco a trarre beneficio da queste piccole concrezioni mute, anodine, che non si mescolano e non partoriscono,  supposte che entrano intere ed escono intere<br />
ciò che non si scioglie in altro non esiste, mi viene da pensare</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;"><span style="color: #555555;">(successivamente immaginare le possibili forme di scioglimento, sgretolarsi tenero della materia durante minuti o millenni, provare ad organizzare una tassonomia della dissoluzione)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8807"></span></p>
<p style="text-align: justify;">la vita di adesso non mi permette di parlare</p>
<p style="text-align: justify;">frequento corridoi normali, privi di conoscenze clandestine<br />
tutto è regolare, vivo il ritmo pallido e rifinito di questa citta&#8217;<br />
tutto è regolare &#8211; non palpita, nemmeno scorre<br />
piuttosto il vissuto si deposita su un setaccio da cui nevica lentamente verso un fondo indefinito, una percolatura polverosa dentro gli ingranaggi di un panorama borghese e vacuo<br />
<span style="color: #555555;">(qualsiasi cosa si compera)</span></p>
<p style="text-align: justify;">dismetto l’invenzione, tralascio le proteine</p>
<p style="text-align: justify;">mi sento ripiena di riflessioni molli e filacciose che penzolano senza nodi, simili a capelli impomatati / trasparente come una radio spenta, come un muro secondario e privo di forza, che della sua materia non ha fatto un’evidenza ma una formula della sparizione<br />
del resto succede ad ogni angolo: quanti edifici o muri o porte che non abbiamo guardato per anni e che esistono senza esistere, come indifferenze fisiche, che non hanno un colore definito e una forma con quel nome &#8211; vuoto circondato dal vuoto, assenze che non parlano ed anzi perseverano in virtù di tale silenziosa invisibilità</p>
<p style="text-align: justify;">così è anche praticare certi corridoi, dove ogni definizione non esaspera i suoi limiti<br />
dove i muri non si sciolgono ma resistono ininfluenti e impassibili allo sforzo della demolizione</p>
<p style="text-align: justify;">hai capito subito quali privilegi ti abbiano consentito la capacità di scegliere<br />
hai imparato a distinguere le varie categorie della miseria<br />
ma come trasmettere quella percezione dell’altro e del proprio, della minuta commovente desolazione, come poter dire che il possesso è un nonsenso che conforma ogni singola piega delle nostre giornate non l’hai ancora capito<br />
per questo i tuoi discorsi sono piccole pietre senza facoltà di sciogliersi in altro, pallottole che si infilano e poi sfuggono integre attraverso altre ferite – vuoti solidi che collezioni sullo schermo o che tieni in bocca sotto la lingua, piccoli sassi insipienti</p>
<p style="text-align: justify;">i corridoi si interpongono, sono barriere impermeabili tra me e le parole possibili<br />
paratie consistenti e regolari, organizzazioni della monotonia, espressione efficiente di un universo pedissequo che mi insegue e mi contiene come una bolla<br />
allora le mappe assumono il senso della conservazione del vuoto, della sua materializzazione e dell’invenzione di un sistema che non si sgretola e non cede, che si fa apprezzare per questa sua anima defunta e impenetrabile su cui ogni scrittura è impossibile a fissarsi e sbiadisce veloce come un alone alcoolico</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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