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	<title>POP LIFE BLOG &#187; eugenio montale</title>
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		<title>ri / tratta (frammenti di autoconservazione)</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 07:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>
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		<category><![CDATA[eugenio montale]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_16897" style="width: 562px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-16897" title="0113-030" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2013/01/0113-030.jpg" alt="" width="552" height="774" /><p class="wp-caption-text">disegno su carta da bibbia - 2004</p></div>
<p style="padding-left: 45px; text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">l’intorno fisico che attraversa</span><br />
<em>le dispiace ed è per lei fonte di profonda demotivazione che quasi nulla di ciò che sa ed ha imparato nel corso degli anni venga messo in gioco nelle conversazioni e nei rapporti quotidiani con l’esterno</em></p>
<p style="padding-left: 45px;"><span style="text-decoration: underline;">le pagine della sua vita</span><br />
<em>Comprendo</em><br />
<em> la tua caparbia volontà di essere sempre assente</em><br />
<em> perché solo così si manifesta</em><br />
<em> la tua magìa. Innumeri le astuzie</em><br />
<em> che intendo.</em></p>
<p style="padding-left: 45px;"><em>Insisto</em><br />
<em> nel cercarti nel fuscello e mai</em><br />
<em> nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre</em><br />
<em> nel vuoto: in quello che anche al trapano</em><br />
<em> resiste</em>.<br />
EM</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-16889"></span>non dice quello che è &#8211; non dice nemmeno quello che fa realmente, che in fondo è provare a dar forma a ciò che ha imparato, ai dubbi e alle paure sviluppati attraverso la conoscenza / il lavoro è fuga quanto condensazione, porge all’esterno la sua incertezza di persona e di entità politica<br />
ha il terrore delle decorazioni, dell’essere lei stessa decorativa</p>
<p style="text-align: justify;">non è insegnante / non le importa di farlo sapere al mondo / non usa la punteggiatura d’ordinanza<br />
avrebbe dovuto scrivere in autonomia per poter dire altro di sè – perché non ha confidenza con la parola pronunciata specialmente dentro un telefono – e conta sul fatto che un foglio di giornale si dimentica presto e che le opere al contrario continuano, rappresentando un’offerta permanente<br />
&#8211; senza con questo volerne sancire il valore</p>
<p style="text-align: justify;">è più complessa di così, più imperfetta, più imprecisa<br />
ugualmente avverte che in genere questo insieme di segni e di verbi restituisce un universo personale piuttosto nitido, connotato da una particolare forma di severità / per amor del vero, non ha mai nemmeno lontanamente pensato di scrivere un libro di sole poesie (come pensarlo, se non ha mai saputo immaginarsi poeta?) perché l’abbandono dei segni e delle trame grafiche per concedersi alla nuda parola le risulta innaturale,<em> sovrumano</em>: in lei brulicano parole inevitabilmente connesse e vincolate a forme e spazi – quelle parole hanno stanze, gabbie, reticoli &#8211; possiedono un’architettura visiva che costituisce la loro imprescindibile peculiarità</p>
<p style="text-align: justify;">si riconosce nelle ore silenziose che intercorrono tra una parola detta e la successiva – solo in quei lunghi <em>time lapses</em> può respirare e capire – il mondo parlato al contrario la costringe all’apnea, all’entropia del senso, e durante le conversazioni quasi sempre osserva con malessere le frasi inermi ed inefficaci annaspare, le frasi che danzano irresponsabilmente senza dire oppure sovradicendo – sgraziate e mute (perchè anche dire troppo è una forma di mutismo)</p>
<p style="text-align: justify;">sente di meritare una qualità rigorosa e più limpida, tuttavia in modo misterioso ne demolisce sistematicamente i presupposti, accettando i compromessi del vivere ma incapace di farlo con stile, sbandando in continuazione / e si accorge che è proprio questa la sfida che le aveva prospettato anni prima un caro amico: sporcarsi le mani di merda e rimanere pulita</p>
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