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	<title>POP LIFE BLOG &#187; georgi gospodinov</title>
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		<title>uno scritto e una poesia di georgi gospodinov</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[culture]]></category>
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		<description><![CDATA[LA CULTURA DELLA PROTESTA 19.01.2006 &#8211; Sofia Due operaie sono morte in un mese in una fabbrica italiana di scarpe a Dupnitza. L&#8217;ispettorato del lavoro ha minacciato seri controlli sulle condizioni di lavoro nell&#8217;azienda. Ecco due frasi che per il lettore medio bulgaro suonano banali piuttosto che scandalistiche. Siamo abituati che le istituzioni e gli]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>LA CULTURA DELLA PROTESTA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>19.01.2006 &#8211; Sofia<br />
</strong>Due operaie sono morte in un mese in una fabbrica italiana di scarpe a Dupnitza. L&#8217;ispettorato del lavoro ha minacciato seri controlli sulle condizioni di lavoro nell&#8217;azienda. Ecco due frasi che per il lettore medio bulgaro suonano banali piuttosto che scandalistiche. Siamo abituati che le istituzioni e gli organi di controllo dello Stato intervengano sempre post mortem. Come se solo la morte fosse in grado di accendere la lampadina rossa nell&#8217;istituzione competente e di provocare una certa sollecitudine degli enti di controllo. Una simile mentalità condanna in questo caso l&#8217;ispettorato del lavoro di comportarsi come un carro funebre oppure come pronto soccorso fatalmente in ritardo, che arriva solo per accertare la morte del paziente.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto semplicemente, non è più facile e più normale che gli organi ispettivi facciano controlli seri nelle aziende quando i dipendenti sono ancora in vita? E&#8217; un segreto di Pulcinella che in centinaia di aziende di scarpe e di abbigliamento, disperse nelle regioni di frontiera del paese, spesso a capitale straniero, le condizioni di lavoro non rispondono a nessuna legislazione sul lavoro. Si parla di orari di lavoro di 12, 14 o 16 ore, emissioni nocive, stipendi bassi. Si ammette che molti proprietari di simili aziende si sono comperati il diritto di non subire dei controlli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema però ha anche un&#8217;altra faccia. E in certo senso è la faccia più scura per la società. Nessuno o quasi nessuno dei lavoratori che si trovano in queste condizioni osa lamentarsi, protestare, segnalare agli organi oppure fare causa al datore di lavoro. La regola non scritta è che ogni malcontento viene pagato con la perdita del lavoro. E proprio in queste regioni, dove abbondano simili aziende, la disoccupazione è massacrante. Conosco una donna anziana dalla provincia che lavora in una stireria con una paga giornaliera di 1 (un) leva (cioè 0,50 euro circa). Ma è grata che ha un lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei scrivere che ci manca la cultura della protesta, ma prima di tutto dobbiamo ammettere che ci manca la procedura della protesta, provata e funzionante. Chi tra i lavoratori in queste condizioni può essere sicuro che la sua denuncia verrà analizzata in fretta, in maniera giusta e senza pesanti conseguenze per se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Un po&#8217; di tempo fa un mio amico di è trovato in un negozio di abbigliamento particolarmente a buon mercato a Newcastle. Ha comprato vestiti al &#8220;chilogrammo&#8221;. Tornando a casa dalla famiglia di inglesi che lo ospitava, ha espresso la sua soddisfazione. I padroni di casa hanno subito indovinato di quale negozio si trattasse e hanno disapprovato, scuotendo la testa. Gli hanno detto che nessuna persona per bene acquista in quel posto, perché le merci provenivano da paesi dove viene impiegato lavoro infantile e femminile a buon mercato. Se non sbaglio, si trattava della Malaysia. Il mio amico si è sentito veramente a disagio e non si è mai messo quel capotto che ha poi regalato ad un senzatetto di piazza &#8220;Slavejkov&#8221; che a sua volta non voleva accettare perché era completamente nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono vari modi per protestare. E varie culture della protesta.</p>
<p>Fonte: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dnevnik_(Bulgaria)" target="_blank">dnevnik</a></span></p>
<hr size="1" />
<p>SMOBILITAZIONE DELLE ARMATE AMOROSE</p>
<p>Si è accesa la sigaretta a quel modo,<br />
da cui si capisce che tutto<br />
è già deciso e ha detto:<br />
è finita. . . mi sento come un’armata<br />
in tempo di pace,<br />
manovre su campi abbandonati,<br />
esercitazioni infruttuose<br />
sempre più lontano<br />
da luoghi pieni di vita,<br />
foglie, sterpi, fango, retrocortili,<br />
come un fumatore tra gente che ha smesso di fumare,<br />
come un amante tra chi ha rinunciato all’amore.<br />
Oh, tu lo pensi da tanto, le dissi,<br />
sembra una poesia.<br />
A me spetta il finale, eccolo:<br />
Io sono ferito leggermente,<br />
ferito molto leggermente<br />
e goffamente sanguinante<br />
in tempo di pace.</p>
<p>[G. Gospodinov, Pisma do Gaustin, Plovdiv 2003, pp. 10-11, 23, 35.<br />
Traduzione dal bulgaro di Giuseppe Dell&#8217;Agata]<br />
Fonte: eSamizdat.it, che ringraziamo. Tutti i diritti riservati</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.contemporarybulgarianwriters.com/1-writers/georgi-gospodinov/" target="_blank">georgi gospodinov</a></span></p>
<hr size="1" />
<p>(grazie a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://robertocorsi.wordpress.com/" target="_blank">roberto corsi</a></span> per avermi fatto scoprire questi versi)</p>
]]></content:encoded>
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