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	<title>POP LIFE BLOG &#187; gusto</title>
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		<title>saperi /sapori</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2012 08:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti]]></category>
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		<description><![CDATA[RIFLESSIONE A glass scrive musica che piace soprattutto alle donne, piuttosto leziosa e accondiscendente ascolto glassheart di maria bachmann – ideale per quel genere di signora che si ritiene musicalmente preparata e sensibile, con gusti che in realtà si orientano verso la retorica e il dilettantismo tipici per esempio di certe mostre finto artistiche di]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">RIFLESSIONE A</span><br />
glass scrive musica che piace soprattutto alle donne, piuttosto leziosa e accondiscendente<br />
ascolto <em>glassheart</em> di maria bachmann – ideale per quel genere di signora che si ritiene musicalmente preparata e sensibile, con gusti che in realtà si orientano verso la retorica e il dilettantismo tipici per esempio di certe mostre finto artistiche di provincia – per me è un disco da anticamera o da spa (che trova il suo meglio nell’esecuzione di schubert)</p>
<p style="text-align: justify;">questa attitudine quasi materna nell’accondiscendere esteticamente senza approfondire propria di tante donne è demoralizzante, per quanto sia consapevole che il gusto comune si attesti su livelli esasperanti di mediocrità indipendentemente dal genere<br />
come scrivevo su fb, scarpe e scelte musicali sono discreti indicatori di fragilità estetica (a volte basta un dettaglio a raccontarci una data realtà &#8211; mi tornano in mente un passaggio di fernanda pivano in cui descrive le povere scarpe di plastica da emporio operaio di jack kerouac e di conseguenza il racconto dai <em>vagabondi del dahrma</em> in cui lo scrittore scala una montagna in compagnia della sua guida spirituale indossando fragili calzature di tela inadeguate all&#8217;impresa)</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-15897"></span><span style="text-decoration: underline;">RIFLESSIONE B</span><br />
ancora scuola e cucina<br />
tutti gli anni con le supplenze realizzo come la scuola vada a minare gravemente la mia autostima: ogni giornata didattica procura un senso di incompetenza, inadeguatezza e sproporzione che mi fa sentire molto a disagio<br />
la cucina al contrario esplica una funzione terapeutica, mette in luce la mia capacità di fare ed interpretare, di crescere, di realizzare – evidenzia il miglioramento e stimola i pensieri positivi<br />
il suo fine ultimo sarebbe la condivisione conviviale ma non potendo ancora o più contare su questo aspetto per ragioni note mi accontento di beneficiare dei suoi aspetti positivi più strettamente legati alla preparazione del cibo</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 90px;"><span>organizzare ore di lettura in cui bere il tè e condividere il cibo preparato? <em>a reading tea room with a window </em> -</span> <span style="color: #888888;">la questione è sempre quella di trovare interlocutori compatibili e sopportabili (mi viene in mente L. conosciuta al mercatino dell’usato, colorata e solare)</span></p>
<table width="600">
<tbody>
<tr>
<td><img class="alignleft size-full wp-image-15915" title="1012-021" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2012/10/1012-021.jpg" alt="" width="600" height="402" /><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-15913" style="margin-top: 1px; margin-bottom: 1px;" title="1012-019" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2012/10/1012-019.jpg" alt="" width="600" height="402" /><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-15926" title="1012-022" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2012/10/1012-022.jpg" alt="" width="600" height="448" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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