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	<title>POP LIFE BLOG &#187; in-èdite</title>
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		<title>immagino officine inedite</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 07:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[appunti]]></category>
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		<description><![CDATA[così ho pensato il mio contributo al progetto inedite: un contributo politico sin dall&#8217;inizio l&#8217;idea di collaborare a una rivista con un progetto editoriale tradizionale mi interessava poco, e tra le varie cose mi era uscita l&#8217;idea di fare dei workshop, di mettere in piedi progetti al posto di realizzare articoli luca ha detto: facciamo]]></description>
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<tbody>
<tr>
<td style="text-align: justify;">così ho pensato il mio contributo al progetto inedite: un contributo politico<br />
sin dall&#8217;inizio l&#8217;idea di collaborare a una rivista con un progetto editoriale tradizionale mi interessava poco, e tra le varie cose mi era uscita l&#8217;idea di fare dei workshop, di mettere in piedi progetti al posto di realizzare articoli<br />
luca ha detto: facciamo una rivista dove ogni numero è frutto di un workshop &#8211; perfetto</p>
<p style="text-align: justify;">non amo la fretta, mi piace che le cose prendano corpo con la giusta lentezza<br />
se si respira troppo veloci si va in iperventilazione ed è quello che sta succedendo al trio in-èdite /<br />
personalmente avverto il bisogno di chiarire molti punti ancora oscuri, e definire il senso di questa operazione che vorrei sociale prima ancora che editoriale<br />
per gli interlocutori le idee che ho messo in gioco sono probabilmente troppo politiche e questo mi fa pensare che sarà difficile che vengano tenute in considerazione con il loro autentico scopo / ma non mi importa che siano solo mie, che abbiano un copyright, per cui ho deciso di trascriverle man mano su questo blog, che in fondo è il taccuino della mia vita recente / mi interessa che le idee &#8211; qui o altrove &#8211; diventino spunto per un progetto, ma che sia un progetto più vicino a pollini che suona ai cantieri navali di genova che a un colorato laboratorio universitario di creativi intenti a mettere in piedi strutture e plastici che dei ruoli sociali non tengono conto che in maniera lontana ed astratta</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">mi piace l&#8217;idea che i ruoli sociali si tocchino, si confrontino, si annusino<br />
mi piacerebbe che i workshop vedessero protagoniste le persone, e non squadre di professionisti patinati intenti a tracciare grafici che nessuno al di fuori degli addetti di categoria sarà in grado di leggere e non mi sento attratta da un ambito di lavoro editoriale dove l&#8217;architettura costituisca l&#8217;intelaiatura portante<br />
i problemi attuali delle città dipendono in parte dalla cattiva progettazione ma molto anche dal fatto che è difficile mettere insieme logiche di intervento destinate a una società che i professionisti di fatto non conoscono a sufficienza: complessa, atomizzata, che parla tante lingue e mangia cose diverse<br />
la mia parte politica vorrebbe fortemente che questi laboratori (meglio laboratorio di workshop) fossero destinati al coinvolgimento di quartiere, all&#8217;indagine sociale all&#8217;interno delle scuole, a tracciare un quadro della vita nelle poche fabbriche rimaste in italia, a provare a vedere se esiste ancora l&#8217;artigianato e come si colloca nel contesto produttivo<br />
immagino sarebbe giusto dedicare alcuni numeri ai bambini, altri agli universitari, altri ancora alle donne che lavorano in casa, sia come casalinghe che come operaie trasparenti e delocalizzate</p>
<p style="text-align: justify;">sulla base di esperienze passate (da linch a max frisch) l&#8217;intervista e il questionario sono secondo me l&#8217;ipotesi più plausibile di strumento di lavoro, la più economica e comprensibile, per avviare il processo di definizione di un possibile progetto, dato che al momento nessuno ha ancora le idee chiare in merito al fatto che questi laboratori dovrebbero essere destinati a qualcuno e trovare quindi una loro condizione di necessità, di determinazione culturale ma soprattutto sociale</p>
<p>data l&#8217;attuale indeterminatezza del progetto, la mia proposta è quella di realizzare un numero zero in cui vengono poste una serie di domande a diversi attori privilegiati in merito alla sua possibile strutturazione: editori, professionisti, persone che hanno svolto attività di coordinamento, rappresentanti di gruppi sociali, ma anche esponenti della cultura e del lavoro (penso a renzo piano ed alle sue ormai lontane esperienze di progettazione partecipata, penso a franco la cecla,  a don gallo ed altri che hanno destinato i loro sforzi a progetti collettivi ed allo studio delle forme comunitarie, senza ottenere altrettanta risonanza e fama)</p>
<p>insomma, non è facile far decollare un&#8217;idea, trovarle una forma, uno scopo, un senso<br />
ci si prova, a volte ci si annega, a volte no</p>
<p>[continua ?]</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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