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	<title>POP LIFE BLOG &#187; piero calamandrei</title>
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		<title>in morte della democrazia e della politica</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 08:15:22 +0000</pubDate>
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<tbody>
<tr>
<td><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-5240" title="09-063" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2010/09/09-063.jpg" alt="09-063" width="600" height="365" /><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-5265" style="margin-top: 1px; margin-bottom: 1px;" title="calamandrei03" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2010/09/calamandrei031.jpg" alt="calamandrei03" width="600" height="425" /><br />
<span style="color: #ffffff;">.</span><br />
la scorsa settimana sono stata con un’amica al centro balducci, per un incontro autoconvocato di insegnanti che intendono manifestare contro la riforma in atto / da tutta la provincia eravamo solo una quarantina, la maggior parte già di ruolo e impiegati (non io, purtroppo, ma tant’è)<br />
abbiamo parlato per circa due ore delle posizioni da prendere nei confronti delle direttive interne (rifiuto delle ore in esubero per favorire nuove assunzioni, annullamento delle gite) e per organizzare la protesta pubblica che avrà luogo a udine mercoledì pomeriggio in centro, segnalata da uno smilzo volantino stampato con l’aiuto della cgil<br />
c’è un’atmosfera trattenuta e timida – nessuno ha il coraggio di essere ottimista e di esagerare, di questi tempi / credo che non sappiamo più come si fa, ad esagerare, o solo pochi se lo ricordano</p>
<p>penso a <a href="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/09/19/la-politica-e-morta/" target="_blank">franco arminio</a>, in questi giorni sul tetto dell’ospedale di bisaccia insieme ad alcuni altri per dire basta al malaffare e alla cattiva gestione del territorio e dei beni pubblici / penso a chi fa lo sciopero della fame, a chi per il lavoro ha messo in gioco la vita e la sicurezza<br />
nonostante tanti esempi ancora sotto gli occhi, la maggioranza di noi ha paura, si è abituata a una sicurezza e a una traquillità indifferenti che sono difficili da lasciare indietro / io stessa scrivo questo post quasi senza cuore, con distanza &#8211; e soprattutto senza speranza<br />
non è il governo a togliermi l’ottimismo – i governi passano, cambiano, si alternano<br />
è proprio la gente che mi avvilisce, lo stato degli animi &#8211;  mi faccio paura da sola nella mia ritrosia accidiosa<br />
è la condizione culturale del mondo che sgomenta, la patina di benessere apparente che priva tante persone del lume della ragione e della capacità di pensare in termini collettivi / sono i professionisti troppo impegnati a scarabocchiare nei loro studi, o lontani per viaggi di cultura, professionisti che scrivono solo sulle riviste di grido e organizzano eventi mondani e poi alle manifestazioni o ai sit-in non si vedono perché il tempo è denaro / è vedere i blog grondanti belle immagini, anche quelli amici, che non si scompongono di fronte a quanto succede a pochi metri di distanza dai loro tavoli da disegno (oggi in svezia vince il primo partito xenofobo nella storia della democrazia, per fare un esempio, e mi pare un atroce passo indietro, una misura evidente di come stanno messe le cose)<br />
io stessa passo le giornate a cincischiare, a mettere insieme foto piacevoli e disegni sfiziosi nel tentativo di sbarcare il lunario, mentre tutto va a rotoli, tutto, fuori e dentro, va – a – rotoli<br />
a cosa serve questo rimescolare segni se non cambiano le cose?<br />
dove si applica l’impegno e come si esplicita nel lavoro creativo?<br />
ho domandato questa cosa infinite volte su questo e su tutti gli altri blog tenuti nel corso degli anni ma nessuno risponde, nessuno &#8211; non c’è partecipazione, se non dove lo sfizio impera<br />
e quelle che un tempo erano le persone in rete capaci di scrivere e di ribaltare le prospettive con poche parole ora tacciono, invecchiano, sbiadiscono – e lasciano i loro spazi virtuali (qui è proprio vera e tangibile, la virtualità) a impolverarsi nel silenzio<br />
le professoresse e i professori pensano a insegnare diligentemente ma poi non si sporcano le mani, perché non si deve rendere la protesta politica, ed invece la protesta è e non può che essere politica!<br />
abbiamo paura di esporci nella nostra forma politica perché non sappiamo più quale sia, e perché temiamo di perdere proseliti e partecipazione / ma con di fronte una tornata elettorale troppo vicina e senza sinistra (sentivo addirittura di un paradossale avvicinamento di alcuni del pd al partito di fini &#8211; ma dove siamo arrivati??), forse sarebbe il caso di farla, una rivolta politica, senza mezzi termini, senza le maschere cui ci hanno abituati vent’anni di benessere diffuso e superficiale</p>
<p>vivere una protesta politica significherebbe riavvicinarci a una chiarezza di intenti, e capire in prima persona quale debba essere la forma del compromesso necessario &#8211; significherebbe capire quali partiti sono in grado di aderire <span style="text-decoration: underline;">realmente</span> alle nostre necessità ed a quelle della democrazia / la cultura gioca un ruolo fondamentale in tutto questo perchè probabilmente è l&#8217;unico strumento che genera consapevolezza / tra poco torneremo a riempire le case di libri di polisitrolo come quelli che si trovano nei negozi di arredamento, e in fondo lo stiamo già facendo, perché una buona parte dei libri che pubblicano e che noi leggiamo <span style="text-decoration: underline;">sono</span> di polistirolo e non servono a imparare a pensare, al contrario sono manuali della dimenticanza e dell’oblio, così come tutte quelle musiche piacevoli e soft, o quelle assordanti da discoteca che impediscono di parlare, o quelle foto sbiadite e tutte uguali che imitano la nostalgia che piacciono tanto a ragazzi e blogger<br />
la differenza è che ci vuole tempo per far sbiadire i ricordi, e che quando quei ricordi sono importanti non possiamo dimenticarne il valore così in fretta &#8211; non possiamo arredare il presente di apparenze e lasciarci inebetire dalle piacevolezze infarcendo di superlativi bugiardi e futili i nostri discorsi<br />
questo è un tempo senza superlativi, senza appigli, è un tempo così scarno e difficile che se lo vedessimo senza maschera prenderemmo davvero paura / i libri e la cultura in generale dovrebbero servire a demolire il mascheramento, l’abbellimento posticcio e frivolo, e non a fortificarlo come invece succede<br />
e c’è bisogno di parlare, di guardare gli altri e di ascoltarli, c’è bisogno di vivere la dimensione comune anziché quella domestica protetta e distante / non c’è democrazia senza sacrificio e questa nostra democrazia non sarà possibile senza rompere i televisori e dunque – probabilmente non sarà possibile</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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