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	<title>POP LIFE BLOG &#187; polis</title>
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		<title>una giornata di lotta in europa &#8211; ma l&#8217;italia non è unita</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 06:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[calendario]]></category>
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		<category><![CDATA[polis]]></category>

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		<description><![CDATA[dedicato ai lavoratori che oggi scioperano, nonostante tutto con ammirazione ed amore &#8211; e con tenerezza osservando con dolore come ancora una volta gli unici sforzi autentici arrivino dal basso e non da chi dovrebbe avere più mezzi e più potere per conferire efficacia alla lotta la politica è morta &#8211; lunga vita alla politica!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table width="400px">
<tbody>
<tr>
<td>
<p style="text-align: justify;">dedicato ai lavoratori che oggi scioperano, nonostante tutto<br />
con ammirazione ed amore &#8211; e con tenerezza</p>
<p style="text-align: justify;">osservando con dolore come ancora una volta gli unici sforzi autentici arrivino dal basso e non da chi dovrebbe avere più mezzi e più potere per conferire efficacia alla lotta</p>
<p>la politica è morta &#8211; lunga vita alla politica!</p>
<p><object width="400" height="410" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Un9EOjbUWVA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="400" height="410" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Un9EOjbUWVA?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></td>
</tr>
</tbody>
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		<title>uscire dai salotti</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 10:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[attiva / mente]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[polis]]></category>
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		<description><![CDATA[. . ultimamente la testa va un po&#8217; dove vuole e nei giorni scorsi tentavo di capire come ci si potrebbe muovere politicamente (mi riferisco a una politica di lotta, non inerente ai partiti) in questa italia così malandata, anche alla luce dell&#8217;esperienza piuttosto avvilente della mobilitazione di settembre indetta dalla fiom-cgil / [ nel]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table width="600">
<tbody>
<tr>
<td>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5540" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-12196" title="1011-032-wuming1" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2011/10/1011-032-wuming-orange.gif" alt="" width="396" height="454" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
ultimamente la testa va un po&#8217; dove vuole e nei giorni scorsi tentavo di capire come ci si potrebbe muovere politicamente (mi riferisco a una politica di lotta, non inerente ai partiti) in questa italia così malandata, anche alla luce dell&#8217;esperienza piuttosto avvilente della mobilitazione di settembre indetta dalla fiom-cgil /</p>
<p style="padding-left: 90px; text-align: justify;"><span style="color: #696969;">[ nel frattempo &#8211; ancor più deprimente &#8211; si son susseguite due giornate di scioperi della scuola, disgiunti, venerdì i cobas, sabato la cgil: …ma dove è finito il limite oltre il quale i lavoratori perdono la pazienza e smettono di farsi prendere in giro dai sindacati?? ]</span></p>
<p style="text-align: justify;">come ho accennato in un articolo precedente, il progetto “<span style="color: #ff6600;"><a href="http://www.abitare.it/it/events/fashion-revolution/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">inédite</span></a></span>” mi ha offerto lo spunto per alcune riflessioni sulla penosa situazione del nostro paese, considerazioni che forse non troveranno uno sbocco puntuale nella realtà ma che vorrei contribuissero a un’analisi disinibita degli strumenti di lotta e rivendicazione attualmente a disposizione dei cittadini – si tratta di aspetti a tratti marcatamente idealistici, ma non per questo secondari, che potrebbero a mio parere indicarci alcune direzioni plausibili /</p>
<p style="text-align: justify;">mi pare evidente che servono strumenti di lotta diversi, più radicali<br />
lo sciopero di una giornata probabilmente non è adatto a questi periodi di grave crisi del pensiero e della condivisione, ed una delle insidie principali è proprio la sua inefficacia, che va a demotivare progressivamente anche gli strati in precedenza più partecipativi che non ne percepiscono l’utilità concreta e vivono il disagio di rinunciare a un introito prezioso senza che tale contributo personale e finanziario vada a incidere abbastanza significativamente sulla realtà dei fatti / personalmente, al momento mi sento abbastanza presa in giro dai sindacati e dalle loro ridicole e inefficaci contrattazioni e per quanto segua da vicino gli orientamenti della cgil non mi trovo del tutto d’accordo nemmeno con le loro politiche recenti /</p>
<p style="text-align: justify;">al contrario, seguo dal suo inzio con entusiasmo e interesse <a href="http://www.teatrovalleoccupato.it/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;">l&#8217;occupazione del teatro valle in roma</span></a>, che sta offrendo un esempio bellissimo di come si possa convertire un momento difficile in una preziosa esperienza collettiva di arricchimento, i cui valori di fatto prescindono dai risultati possibili, essendo in ogni caso costruttivi in termini di sensibilizzazione politica e culturale / qualunque sia o sarà il destino del teatro e dei suoi lavoratori, tutte le persone impegnate nell’occupazione avranno goduto durante questo periodo di una eccezionale occasione culturale, sociale e naturalmente politica e questo rende il progetto un investimento collettivo in sè stesso /</p>
<p style="text-align: justify;">immagino che una delle scelte possibili in questo momento in italia (se ne son visti numerosi focolai già l&#8217;anno scorso) sia quella di riprendersi ciò che ci appartiene &#8211; riappropriarsi degli spazi e dei beni pubblici significativamente coinvolti da politiche sbagliate &#8211; quegli spazi e quei beni che il malgoverno in atto da moltissimi anni sta convertendo e rovinando progressivamente per costituire una realtà a proprio uso e consumo, a discapito di un paese dove la qualità della vita e delle istituzioni (le due cose son strettamente legate) peggiora irrimediabilmente /<br />
per riagganciarmi a quanto scritto in merito al progetto “inédite”, c’è bisogno di creare una lotta permanente e non di scioperare qualche ora o scendere in piazza una giornata per poi tornare alla propria vita di sempre / c’è bisogno di ribadire fisicamente il diritto a godere dei beni pubblici, piantonandoli al fine di evitarne la morte e la dismissione in favore degli interessi di qualche imprenditore compiacente, al fine di rendere la protesta evidente e capace di far sentire davvero i suoi effetti sui centri di potere / c’è bisogno di occupare le case cresciute sotto l’egida della speculazione, di trovare nuovi spazi per la gente, per i poveri e per quelli esclusi e puniti da questa manovra / non si tratta di cose che dobbiamo pagare, ci sono le tasse per questo, i contributi che abbiamo già pagato e che tuttora paghiamo per uno stato che dovrebbe essere al nostro servizio e fare il bene dei cittadini preservando la salute e la cultura del paese /<br />
sappiamo quanto ciò sia lontano dalla realtà dei fatti</p>
<p style="text-align: justify;">si rende probabilmente necessaria la formazione di comitati di occupazione (niente di militaresco, bensì aggregazioni spontanee e <span style="text-decoration: underline;">pacifiche</span> di cittadini), gruppi di persone disposte a comunicare attraverso gli spazi fisici i loro diritti, assumendone il controllo fisico collettivamente, prima che vengano definitivamente posti al servizio di una politica sbagliata / fermare alcune attività (compiendo un’occupazione civile e rispettosa delle categorie indispensabili e necessarie) rappresenta una possibilità concreta di azione permanente dove ogni partecipante fornisce un contributo in funzione delle sue possibilità (occupare, cucinare, scrivere, insegnare, suonare, offrire manodopera e materiale) /<br />
si tratterebbe di occupare luoghi strategici, non solo i tetti come accadde l’anno passato, ma i centri della cultura, scuole uffici e fabbriche, parcheggi, teatri e cinema, oppure andando a creare luoghi di aggregazione negli spazi commerciali incistando la lotta in aree scarsamente sensibili &#8211; od ancora, progettando sit-in e laboratori permanenti che trasmettano ai cittadini i contenuti e la necessità di un movimento di protesta <span style="text-decoration: underline;">attivo</span> /<span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></p>
<p style="padding-left: 90px; text-align: justify;">in tutto questo l’invenzione e la creatività svolgono un ruolo sociale imprescindibile, e la lotta per i diritti umani è di fatto molto vicina all’opera d’arte dal momento in cui contiene un valore intrinseco indipendente dal risultato finale, perché costituisce sempre un arricchimento se osservata in una prospettiva storica ed umana</p>
<p style="text-align: justify;">i social network sono e sono stati importanti per la diffusione delle notizie e la trasmissione dei messaggi, per trovare aree di discussione teorica e riscontro su molti temi, ma come ci sta dimostrando il valle <span style="text-decoration: underline;">c’è bisogno di riassumere una relazione fisica con la lotta politica, una relazione attiva, compromettente e partecipativa</span> /<br />
lo sciopero quale forma efficace di rivendicazione probabilmente è morto<br />
perché non proviamo a mettere il nostro corpo al servizio di una protesta più esplicita, permanente ed efficace? (e ritengo che stia nel <span style="text-decoration: underline;">permanente</span> l’ingrediente fondamentale che attualmente manca allo sciopero &#8211; probabilmente se lo sciopero diventasse permanente allora condurrebbe a un cambiamento, anche se ovviamente non saprei dire in quale direzione) /<br />
proviamo a riprenderci i quartieri e gli spazi pubblici ed a riappropriarci di una politica che non è mai stata realmente al servizio dei cittadini da moltissimi anni a questa parte / non aspettiamoci che i partiti e i sindacati si occupino di risolvere questa situazione, i loro rimedi sono degli inutili palliativi e non cambiano lo stato delle cose, anzi, il più delle volte rivelano forme di pericolosa connivenza /<br />
questa dovrebbe essere una lotta di cittadini che si mobilitano per il bene comune, senza mediazione partitica o sindacale, le istituzioni possono e dovrebbero in ogni caso partecipare, ma senza condizionare una protesta che deve mantenersi pura, espressione di una necessità che si estende all’intero paese, senza diventare appannaggio di una specifica parte politica /<br />
una lotta per ripristinare il bene comune e garantirne la sopravvivenza e la longevità</p>
<p style="text-align: justify;">se volete fate girare questo messaggio, provate a dare una chance a riflessioni che per quanto utopistiche contengono dei barlumi di fattibilità e degli spunti di cambiamento / date spazio alla possibilità di cambiare le cose e soprattutto non abbiate paura di essere politici nelle vostre considerazioni e ancor più nelle vostre azioni, perché politica è tutto ciò che riguarda la <span style="text-decoration: underline;"><em>polis</em></span>, le persone intese in quanto collettività, e non espressione degli interessi particolari di uno o dell’altro partito</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>materiali / resistenti</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 08:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; tempo fa mi ero soffermata a riflettere sul divario esistente tra un popolo di consumatori e uno di cittadini, dove quest’ultima parola richiama l’idea di civitas e dunque per assonanza e affinità quella di civiltà, facendo riferimento alla capacità di scegliere in ambito civile e politico ma prima ancora di intendere quali siano le]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table width="600">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2011/04/25-aprile-carnia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9925" title="25-aprile-carnia" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2011/04/25-aprile-carnia.jpg" alt="" width="595" height="316" /></a>&nbsp;</p>
<h4>tempo fa mi ero soffermata a riflettere sul divario esistente tra un popolo di consumatori e uno di cittadini, dove quest’ultima parola richiama l’idea di <em>civitas </em>e dunque per assonanza e affinità quella di civiltà, facendo riferimento alla capacità di scegliere in ambito civile e politico ma prima ancora di intendere quali siano le condizioni e le prospettive che riguardano la propria nazione (ed aggiungerei anche quelle del proprio pianeta) /&nbsp;</p>
<p>tali considerazioni si rivelano più che mai attuali dopo le dichiarazioni del sindaco di firenze matteo renzi (esponente del PD, sottolineo: PD), inspiegabilmente (?) capace di largo traino di consensi, che si è espresso in favore di un’apertura dei negozi durante la giornata del prossimo primo maggio /<br />
la stampa si è profusa in considerazioni ideologiche (giuste e condivisibili) relative al rispetto della festa dei lavoratori, ma pochi sono andati a sottolineare come, da destra e da sinistra, non piovano ormai altro che incentivi al consumo, invitando le persone a diventare dipendenti da logiche di natura meramente commerciale / dimentichiamo progressivamente il valore impalpabile profondo e soprattutto non monetizzabile dei simboli e della memoria; ogni data sul calendario diventa pretesto di celebrazione materiale – per la gran parte delle persone, ciò che non si può acquistare in un negozio sostanzialmente non esiste, non ha valore / non siamo quasi capaci di immaginare le nostre città con le vetrine spente, non possiamo sopportare di non mettere mano al portafoglio per 24 ore filate, e questo va a incidere sulla qualità e sulla natura del nostro tempo, sulla struttura dei pensieri, e infine sull’impostazione dei nostri obiettivi di vita /<br />
<span id="more-9924"></span>faccio parte di una generazione che ha conosciuto l’atmosfera tipica delle città domenicali e festive, il brulichìo di figure sui sagrati all&#8217;uscita dalla messa, il caffè della piazza pieno di persone vestite con decoro e il giornalaio che vendeva anche i tabacchi solo durante le prime ore del mattino, il cinema aperto nel pomeriggio silenzioso, qualche bar di periferia in cui giocare a carte o a calcetto e le lunghe ore domestiche a sonnecchiare sul divano di fronte alle partite, o se la stagione lo consentiva, a girellare in bicicletta / chi poteva si permetteva una gita fuori porta, ogni tanto si andava a pranzo da parenti e si tirava fino al tardo pomeriggio seduti dentro sale da pranzo ornate di centrini e tinelli pieni di terraglie finto settecento ereditate dai nonni / la città domenicale era qualcosa da accarezzare nel passaggio, silenziosa e discreta con le sue serrande abbassate e le insegne mute, sospese in una metafisica assenza di fermenti commerciali / lasciava che parlassero gli spazi della vita privata e famigliare, o quelli delle celebrazioni di chiesa e calcio, i due paradossali gangli della nostra identità nazionale / erano città con ampi lacerti taciturni, dove si poteva finalmente scoprire un’anima altra, in un risvolto tettonico e diversamente poroso degli ambiti urbani /<br />
non so dire se allora fosse meglio, ma sicuramente c’era una misura nelle cose che abbiamo gradualmente perduto, un equilibrio tra vari ingredienti che consentiva un vivere meno compulsivo e lasciava maggior spazio ad esperienze di natura sociale ed affettiva ed a riflessioni più intime /<br />
credo siano cambiate molte cose non tanto nel nostro modo di vivere la domenica o le festività, quanto nelle modalità di condivisione del tempo all’esterno ed all’interno delle nostre case, per un’impostazione più stentorea della socialità e per un rumore soverchio che inibisce il pensiero / e naturalmente c’è il fatto che gli spazi urbani hanno perso molta della loro qualità antropologica, a causa di un’approssimazione incalzante implicita nella crescita dimensionale e per un’assenza di cura e cultura che hanno provocato una dismissione progressiva delle varie forme di identità (responsabili dei processi di relazione e aggregazione) /</p>
<p>tutto questo spiegato in soldoni, ma c’era davvero bisogno di promuovere una nuova occasione per mettere mano al portafoglio ed affrontare lo spazio cittadino dal punto di vista del mercato? non sarebbe stato meglio inventarsi qualcosa che portasse le persone a viverlo in maniera collettiva, a riscoprirne la storia, le potenzialità e i talenti, unitamente al fatto che la celebrazione di una festa che affonda le  radici nella tradizione storica e politica del paese dovrebbe essere  comunque valorizzata e celebrata con pieno rispetto del suo valore nazionale e del suo significato?</p>
<p>sinceramente mi auguro di cuore che le nostre città possano trovare in fretta rappresentanti migliori, soprattutto mi auguro che i tanti elettori del partito democratico recuperino un margine di coscienza (politica, sociale e culturale) e che non si facciano più infinocchiare da inutili e vacui slogan di rottamazione per assumersi finalmente la responsabilità di pretendere governanti più convincenti e capaci<br />
questa a parer mio è oggi la resistenza: non af-fidarsi con superficialità e leggerezza alle parole inconsistenti di chi non è in grado di garantirci alcuna sostanza e ricominciare invece a pensare con la nostra testa, per recuperare un’autonomia di ragionamento che abbiamo gradualmente smarrito proprio a causa di un incalzare arrogante dei media e di un benessere materiale che ha sostituito i momenti di socialità e di costruzione collettiva con altri di natura commerciale, che ci vedono frenetici e isolati a spendere individualmente i nostri soldi per acquistare merci scadenti e il più delle volte perfettamente inutili<br />
<span style="color: #ffffff;">.</span></h4>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>in morte della democrazia e della politica</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 08:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tracciamenti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[culture]]></category>
		<category><![CDATA[sfoghi]]></category>
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		<category><![CDATA[piero calamandrei]]></category>
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		<description><![CDATA[. . la scorsa settimana sono stata con un’amica al centro balducci, per un incontro autoconvocato di insegnanti che intendono manifestare contro la riforma in atto / da tutta la provincia eravamo solo una quarantina, la maggior parte già di ruolo e impiegati (non io, purtroppo, ma tant’è) abbiamo parlato per circa due ore delle]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table border="0" width="600">
<tbody>
<tr>
<td><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-5240" title="09-063" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2010/09/09-063.jpg" alt="09-063" width="600" height="365" /><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-5265" style="margin-top: 1px; margin-bottom: 1px;" title="calamandrei03" src="http://www.tracciamenti.net/blog/wp-content/uploads/2010/09/calamandrei031.jpg" alt="calamandrei03" width="600" height="425" /><br />
<span style="color: #ffffff;">.</span><br />
la scorsa settimana sono stata con un’amica al centro balducci, per un incontro autoconvocato di insegnanti che intendono manifestare contro la riforma in atto / da tutta la provincia eravamo solo una quarantina, la maggior parte già di ruolo e impiegati (non io, purtroppo, ma tant’è)<br />
abbiamo parlato per circa due ore delle posizioni da prendere nei confronti delle direttive interne (rifiuto delle ore in esubero per favorire nuove assunzioni, annullamento delle gite) e per organizzare la protesta pubblica che avrà luogo a udine mercoledì pomeriggio in centro, segnalata da uno smilzo volantino stampato con l’aiuto della cgil<br />
c’è un’atmosfera trattenuta e timida – nessuno ha il coraggio di essere ottimista e di esagerare, di questi tempi / credo che non sappiamo più come si fa, ad esagerare, o solo pochi se lo ricordano</p>
<p>penso a <a href="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/09/19/la-politica-e-morta/" target="_blank">franco arminio</a>, in questi giorni sul tetto dell’ospedale di bisaccia insieme ad alcuni altri per dire basta al malaffare e alla cattiva gestione del territorio e dei beni pubblici / penso a chi fa lo sciopero della fame, a chi per il lavoro ha messo in gioco la vita e la sicurezza<br />
nonostante tanti esempi ancora sotto gli occhi, la maggioranza di noi ha paura, si è abituata a una sicurezza e a una traquillità indifferenti che sono difficili da lasciare indietro / io stessa scrivo questo post quasi senza cuore, con distanza &#8211; e soprattutto senza speranza<br />
non è il governo a togliermi l’ottimismo – i governi passano, cambiano, si alternano<br />
è proprio la gente che mi avvilisce, lo stato degli animi &#8211;  mi faccio paura da sola nella mia ritrosia accidiosa<br />
è la condizione culturale del mondo che sgomenta, la patina di benessere apparente che priva tante persone del lume della ragione e della capacità di pensare in termini collettivi / sono i professionisti troppo impegnati a scarabocchiare nei loro studi, o lontani per viaggi di cultura, professionisti che scrivono solo sulle riviste di grido e organizzano eventi mondani e poi alle manifestazioni o ai sit-in non si vedono perché il tempo è denaro / è vedere i blog grondanti belle immagini, anche quelli amici, che non si scompongono di fronte a quanto succede a pochi metri di distanza dai loro tavoli da disegno (oggi in svezia vince il primo partito xenofobo nella storia della democrazia, per fare un esempio, e mi pare un atroce passo indietro, una misura evidente di come stanno messe le cose)<br />
io stessa passo le giornate a cincischiare, a mettere insieme foto piacevoli e disegni sfiziosi nel tentativo di sbarcare il lunario, mentre tutto va a rotoli, tutto, fuori e dentro, va – a – rotoli<br />
a cosa serve questo rimescolare segni se non cambiano le cose?<br />
dove si applica l’impegno e come si esplicita nel lavoro creativo?<br />
ho domandato questa cosa infinite volte su questo e su tutti gli altri blog tenuti nel corso degli anni ma nessuno risponde, nessuno &#8211; non c’è partecipazione, se non dove lo sfizio impera<br />
e quelle che un tempo erano le persone in rete capaci di scrivere e di ribaltare le prospettive con poche parole ora tacciono, invecchiano, sbiadiscono – e lasciano i loro spazi virtuali (qui è proprio vera e tangibile, la virtualità) a impolverarsi nel silenzio<br />
le professoresse e i professori pensano a insegnare diligentemente ma poi non si sporcano le mani, perché non si deve rendere la protesta politica, ed invece la protesta è e non può che essere politica!<br />
abbiamo paura di esporci nella nostra forma politica perché non sappiamo più quale sia, e perché temiamo di perdere proseliti e partecipazione / ma con di fronte una tornata elettorale troppo vicina e senza sinistra (sentivo addirittura di un paradossale avvicinamento di alcuni del pd al partito di fini &#8211; ma dove siamo arrivati??), forse sarebbe il caso di farla, una rivolta politica, senza mezzi termini, senza le maschere cui ci hanno abituati vent’anni di benessere diffuso e superficiale</p>
<p>vivere una protesta politica significherebbe riavvicinarci a una chiarezza di intenti, e capire in prima persona quale debba essere la forma del compromesso necessario &#8211; significherebbe capire quali partiti sono in grado di aderire <span style="text-decoration: underline;">realmente</span> alle nostre necessità ed a quelle della democrazia / la cultura gioca un ruolo fondamentale in tutto questo perchè probabilmente è l&#8217;unico strumento che genera consapevolezza / tra poco torneremo a riempire le case di libri di polisitrolo come quelli che si trovano nei negozi di arredamento, e in fondo lo stiamo già facendo, perché una buona parte dei libri che pubblicano e che noi leggiamo <span style="text-decoration: underline;">sono</span> di polistirolo e non servono a imparare a pensare, al contrario sono manuali della dimenticanza e dell’oblio, così come tutte quelle musiche piacevoli e soft, o quelle assordanti da discoteca che impediscono di parlare, o quelle foto sbiadite e tutte uguali che imitano la nostalgia che piacciono tanto a ragazzi e blogger<br />
la differenza è che ci vuole tempo per far sbiadire i ricordi, e che quando quei ricordi sono importanti non possiamo dimenticarne il valore così in fretta &#8211; non possiamo arredare il presente di apparenze e lasciarci inebetire dalle piacevolezze infarcendo di superlativi bugiardi e futili i nostri discorsi<br />
questo è un tempo senza superlativi, senza appigli, è un tempo così scarno e difficile che se lo vedessimo senza maschera prenderemmo davvero paura / i libri e la cultura in generale dovrebbero servire a demolire il mascheramento, l’abbellimento posticcio e frivolo, e non a fortificarlo come invece succede<br />
e c’è bisogno di parlare, di guardare gli altri e di ascoltarli, c’è bisogno di vivere la dimensione comune anziché quella domestica protetta e distante / non c’è democrazia senza sacrificio e questa nostra democrazia non sarà possibile senza rompere i televisori e dunque – probabilmente non sarà possibile</td>
</tr>
</tbody>
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