monthly archives: febbraio 2010
[ mentre il blog - piacevolmente - tace la mia voce cerca faticosamente di riprendere tono come quella di morgan - del resto che però è bella anche quando roca ] dal manifesto di sabato 27 febbraio per esorcizzare un’italia ipocrita e perbenista – mentre piove
no - nessun disegno vivo perlopiù senza prendere coscienza della complessità, della sospensione quello che pare compiuto è in realtà un discorso mozzo …. homo fugit velut umbra – stefano landi (l’arpeggiata – cristina pluhar) primavera? wittgenstein 2002 questa mattina derrida brunelleschi? .
. la rivoluzione – deve essere impeccabile ognuno di noi disposto a morire anche senza aver visto persino senza aver capito succede, che le dita non siano del tutto consapevoli di quello che accade al cuore ma è la coscienza di me – la mia dignità di persona che non deve mai venir meno la
lo stesso colore che esprime intensità e certezza può tingere il più disperato disorientamento plath 2001 (qui) school jarman cit. wittgenstien 2006 I 2006 II
questa volta quelli del governo hanno fatto le cose per bene persino rem koolhaas si è espresso favorevolmente dando la sua benedizione e se lo dice rem, allora… questo per far capire quanto sia difficile di questi tempi come in realtà non vi sia cesura tra ambiti apparentemente distanti tra loro e come la logica
una si aspetta che il tempo a letto con l’influenza possa trascorrere all’insegna di una qualche forma di operosità sommersa e febbricitante ed invece niente – nemmeno una riga o un disegno! sepolta tra le coperte lascio scorrere i film e bevo spremute ma oggi (5to giorno!!) ho deciso di alzarmi e cucinare una torta
. . altrove si è srotolato senza troppi entusiasmi un breve scambio di battute in merito al mio articolo di ieri sul manifesto di rifondazione – ricopio a seguire giusto per una questione di trasparenza (….e per il fatto che non capisco a cosa serva tenere aperta la pagina dei commenti se quasi tutti finiscono
molti oggi parlano di questo nuovo manifesto di rifondazione e i toni del dibattito sono i più disparati / per quanto mi riguarda, un po’ come per tutto il resto in quest’ultimo periodo, le mie reazioni in merito sono complesse, confuse e sottocutanee / certo, non si può dire che sia un bel manifesto e
anni fa proposi agli organizzatori di un festival locale di arte contemporanea un piccolo progetto / si trattava di raccogliere in una scatola alcuni capelli dei visitatori (consenzienti) e piccoli frammenti prelevati dal loro vestiario (fili, bottoni, etichette, passanti, lacci di scarpa) annotando per ciascuno su un quaderno il nome di battesimo e l’anno di
(anche) ho fotografato l’età dell’innocenza l’ho osservata camminare sul margine ma le immagini migliori rimangono quelle non scattate / a volte le trascrivo sul diario, per non dimenticare poi c’era vento c’è quasi sempre vento scompiglia gli oggetti o i loro angoli proprio quando sto per decidermi il vaso si rompe in frantumi altro esce
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ne scrivono da varie parti, con rammarico e dispiacere ed invece qui – niente niente / nonostante il talento, le sue deliranti divagazioni e le strutture che con il corpo intrattenevano sempre relazioni inedite ed ambigue (si è trattato dell’abito e della sua negazione, dissoluzione dell’idea di moda in pura visione, comunque sia inequivocabilmente commerciale)
ieri leggevo su femminismo a sud una lettera dedicata al razzismo di quartiere, che tocca il tema del difficile rapporto con quegli amici o conoscenti che esprimono posizioni di intolleranza o idee politiche in contrasto con le nostre / di questi tempi mi capita spesso e non unicamente in merito al razzismo – forse mi