monthly archives: febbraio 2010

[ mentre il blog – piacevolmente – tace
la mia voce cerca faticosamente di riprendere tono

come quella di morgan – del resto
che però è bella anche quando roca ]

dal manifesto di sabato 27 febbraio
per esorcizzare un’italia ipocrita e perbenista – mentre piove

morgan
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no –  nessun disegno

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vivo perlopiù senza prendere coscienza della complessità, della sospensione
quello che pare compiuto è in realtà un discorso mozzo ….

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  1. homo fugit velut umbra – stefano landi  (l’arpeggiata – cristina pluhar)
  2. primavera?
  3. wittgenstein
  4. 2002
  5. questa mattina
  6. derrida
  7. brunelleschi?

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la rivoluzione – deve essere impeccabile
ognuno di noi disposto a morire anche senza aver visto
persino senza aver capito

succede, che le dita non siano del tutto consapevoli
di quello che accade al cuore

ma

è la coscienza di me – la mia dignità di persona
che non deve mai venir meno
la devo trovare in ogni altra me
in ogni faccia, in ogni cittadino
devo potermi rispecchiare serena
nelle mille facce del mio stato
della mia citta’
della mia famiglia

per questo la parola rivoluzione
è troppo grande per me
non sono (ancora) capace
di tenerla tutta nella bocca

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  1. amariana (in fuga)
  2. cucina
  3. bruno munari
  4. sweet movie

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linea600

luna:
la grossolanità non risiede nel giudizio specifico espresso in merito alla qualità del messaggio /
la tua è certamente una critica molto chiara
piuttosto si tratta di capire che il manifesto è solo una (possibile) conseguenza di qualcosa che accade ad altri livelli, ed è su questo che a parer mio sarebbe necessario applicare con maggior rigore la coscienza critica e un’opposizione fattuale

lo stesso colore che esprime intensità e certezza può tingere il più disperato disorientamento

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  1. plath 2001 (qui)
  2. school
  3. jarman cit. wittgenstien
  4. 2006 I
  5. 2006 II

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tulips
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questa volta quelli del governo hanno fatto le cose per bene
persino rem koolhaas si è espresso favorevolmente dando la sua benedizione
e se lo dice rem, allora…

questo per far capire quanto sia difficile di questi tempi
come in realtà non vi sia cesura tra ambiti apparentemente distanti tra loro
e come la logica dominante nelle varie arti sia sempre e solo quella del profitto

sul sito di stefano boeri il pdf sul progetto della maddalena
naturalmente non si è mai visto che un architetto di grido si ponga problemi di coscienza
il pelo sullo stomaco è un pre-requisito essenziale

ma non si tratta più (qui o altrove) di disquisire sul bello
una serie di questioni più urgenti e inevase tormentano l’osservatore lontano e impotente:
opportunità, utilità, eticità e trasparenza – verità

nel frattempo da rizzoli è
uscito anche un libro a un prezzo non propriamente politico
perchè nascondere al mondo quanto siamo bravi?
quanto ci piacciono le mazzette lo sanno già tutti

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+
vittorio gregotti
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+

tutto questo mentre emanuele filiberto impazza a sanremo
consiglio il video dell’esibizione di ieri perchè ha del surreale:
la realtà italiana supera di gran lunga ogni più perversa e stralunata forma di immaginazione

una si aspetta che il tempo a letto con l’influenza possa trascorrere all’insegna di una qualche forma di operosità sommersa e febbricitante ed invece niente – nemmeno una riga o un disegno!
sepolta tra le coperte lascio scorrere i film e bevo spremute
ma oggi (5to giorno!!) ho deciso di alzarmi e cucinare una torta di mele e ricotta
erano finiti i biscotti

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rilke

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altrove si è srotolato senza troppi entusiasmi un breve scambio di battute in merito al mio articolo di ieri sul manifesto di rifondazione – ricopio a seguire giusto per una questione di trasparenza (….e per il fatto che non capisco a cosa serva tenere aperta la pagina dei commenti se quasi tutti finiscono per scriverne altrove ]:-0)
nota: il mio pessimo carattere rende un minimo più acceso lo scambio, che però non riesce comunque a decollare

ultimamente mi stanco facilmente degli scambi diretti su blog e social network, per il fatto che spesso si commenta tanto per parlare di qualcosa, senza pensarci abbastanza, senza dare un valore allo stumento che abbiamo a disposizione / e così, ecco che le pagine si riempiono di aria fritta…
questo non riguarda nello specifico la chat in questione, è una riflessione più generale, su cosa sia (diventato) il web

fuori piove che dio la manda – sono a letto con tosse e raffreddore
l’ultimo film di placido non mi ha certo aiutata a ritrovare il buon umore
detto questo, quasi quasi stasera mi guardo sanremo

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u – “mi interesserebbe di più mettere a fuoco una critica alle radici, che incaponirmi contro una singola defaillance
ma no, la critica alle radici nooo!
incaponisciti pure sulla singola defaillance!
secondo me gli devi dire: questo manifesto fa schifo al cazzo. Molto semplicemente.
09.56
a – A me sembra esteticamente brutto, di cattivo gusto, direi. Quanto al messaggio, come si dice(va), non capisco proprio il senso del richiamo a donne di classe, visto che si tratta un partito che pensa di far fronte a realtà sociali ed economiche che non prevedono certo donne con i tacchi a spillo. A chi cavolo stanno pensando, mi chiedo: a Alba Parietti?
10.27
parergon + – …allora continuiamo a frammentare la conversazione andando a cercare il pelo nell’uovo, quando il problema è l’uovo e non il pelo / che il manifesto sia brutto è evidente ma forse conta di più capire perchè siamo (sono?) arrivati al punto di stampare un manifesto del genere /
e dopo che gli ho detto che il manifesto fa schifo al cazzo, cos’ho risolto? è chiaro che fa schifo ma questo non ci fa automaticamente capire come sarebbe un bel manifesto /
mi interessa di più la costruzione, per quanto faticosa o perfino utopistica, di una coscienza alla base, che l’attacco brutale e scontato su una delle tante mostruose dimostrazioni di perdita delle certezze (e di conseguenza del gusto)
10.50
u – ma certo, so bene che a te interessa la costruzione di una coscienza alla base etc
quello che volevo dire è:
stai ipotizzando di metterti a discutere con “loro”? “loro” che hanno pensato quel manifesto lì?
a leggere il tuo post, sembra che l’immagine in questione non rispecchi l’idea di un pubblicitario in un suo momento di malessere, ma proprio il modo di pensare e di essere di chi l’ha commissionata. Allora, dicevo d’istinto, non è più cosa di mettersi a ragionare.
Poi lo sai che di Rifondazione ho sempre diffidato, quindi tutta questa manfaneria mi stupisce poco.
11.22
parergon + – guarda
io tengo un blog
il blog mi serve per varie cose
in primis per fare ordine nei pensieri
poi per archiviarli
per comunicare ad altri il frutto dei miei ragionamenti
per provare (e ho scritto provare, non riuscire) a costruire una rete di concetti condivisi
qui arriva un’altra ipotetica funzione: quella di farmi cambiare idea, a volte (magari non in questo caso), sia attraverso la mia rilettura che tramite lo scontro o il confronto
quindi – a me di parlare direttamente ai vertici proprio non interessa, o cmq non è il mio obiettivo primario
credo nello scambio delle idee – almeno ci provo
e voto rifondazione
me ne vergogno meno di quanto mi vergognerei di aver votato pd (anche contando i tacchi a spillo sul manifesto) – gi
12.47
u – touchée :)
16.05
a - Tu parli di costruzione di coscienza alla base. Mi chiedo: da parte di chi? Quale base? Mi rendo conto che il mio pensiero, distruttivo se vuoi, è forse alla base, non in quanto mio, ma in quanto generalizzato, della perdita di coscienza che c’è stata. Ma resta il fatto che sono piuttosto scettica sulle possibilità attuali di cambiamento. Purtroppo, mi vien da dire. Non ne vedo neanche l’ombra lontana.
16.58
parergon +
a., dal momento che la pensi così mi chiedo cosa ne parli a fare
a che serve il tuo commento? cosa cambia qui o fuori di qui sapere che TU non vedi possibilità di cambiamento?
nessuno ci obbliga a partecipare a una conversazione se non abbiamo nulla di utile o costruttivo da dire / e forse il primo passo è proprio l’apprendimento della rinuncia, o quantomeno della sospensione /
ad una conversazione forzata preferisco una partecipazione silenziosa
19.01

dotted

luna
io credo invece che i mezzi termini siano necessari a una definizione più precisa delle cose e personalmente non intendo riunciare all’approfondimento che deriva da una definizione meno grossolana di ciò che vedo /
questo è il problema che rilevo spesso nelle forme di opposizione radicale: l’incapacità o impossibilità di analisi accurata, ma un costante generalizzare ed esasperare solo alcuni aspetti delle questioni / non sempre è necessario rompere, credo esista anche la possibilità di ristrutturare o modificare in maniera meno violenta
ed anche la violenza poi, possiede delle regole interne di cui bisognerebbe essere consapevoli, per evitare le stragi