Category Archives: visual

al di là delle due canzoni che non apprezzo particolarmente, mi pare invece interessante l’uso del corpo e del movimento in questi due video prodotti e girati nel 2010, il primo per la regia di sam taylor-wood, il secondo coreografato da wayne mcgregor e diretto da garth jennings  .  

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i pannelli-sculture in vetro di steffen dam glass-panels of steffen dam  

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quando affermo che il piccolo libro ricevuto giorni fa da SerraGlia (graziegrazie!) sembra essere uscito da un tempo lontano, non sottendo alcuna considerazione nostalgica od emulativa piuttosto mi riferisco alla capacità ormai decisamente rara di realizzare un lavoro semplice ed elegante, scevro da qualsiasi sbarluccichìo di natura commerciale e reticente nei confronti delle svariate forme

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time has turned into space and there will be no more time SAMUEL BECKETT . [Audio clip: view full post to listen] [Audio clip: view full post to listen] musica / morton feldman piano / steffen schleiermacher parole / art lange immagine / piet mondrian – composition with grid IX – 1919

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ho sempre pensato che il valore della ricerca visiva risieda o dovrebbe risiedere soprattutto nella capacità di sviluppare altro, nelle possibilità rivelate di trovare piacere e crescita non dentro l’opera stessa ma piuttosto a partire da questa, muovendosi verso situazioni che se ne distaccano o che pongono in secondo piano la questione estetica tempo fa

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li xiaofeng è un artista cinese che realizza abiti di porcellana utilizzando cocci di oggettistica tradizionale ha collaborato con lacoste dando forma a un ulteriore esempio di annullamento del confine (ormai sempre più labile e indefinito) tra abito ed opera visiva un’impronta stilistica tipicamente orientale, affine per certi versi a quella di ah xian il

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05072009 i cromatismi diventano in tal modo piuttosto variegati, persino stravaganti / difficile stabilire se la schiavitù principale sia quella del dolore-colore oppure siano le righe, a creare dipendenza 1 – quest’estate l’anello a righe bianche e rosse è il mio preferito 2 – set di bicchieri comperati in saldo da zara home 3 –

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come da materiale commerciale possano scaturire interessanti forme di vita… via we find wilderness ho scoperto i disturbati collage di angelika trojnarski ora sul sito dell’artista si possono ammirare le opere più recenti mentre questi stupefacenti collage sono spariti

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sento il bisogno di tornare alle parole – il lavoro grafico deve contenere parole, veicolarle / allo stesso tempo – vivere in silenzio, osservare, attraversare, raccogliere e un frammento di diario (si può ingrandire): + udine celebra il primo maggio con un’installazione del fotografo gianfranco angelo benvenuto / cento tute vuote marciano silenziosamente immobili in

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derek jarman – il colore canta nel grigio così le murature monocrome del gotico settentrionale fanno sembrare le vetrate ed i rosoni delle cattedrali quasi strafottenti, psichedelia annunciata e ribadita che implode e sommerge / ben oltre il canto incognito e presunto delle smisurate altitudini celesti … 1 bartòk 2 wittgenstein 3.5 richter .

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lo stesso colore che esprime intensità e certezza può tingere il più disperato disorientamento plath 2001 (qui) school jarman cit. wittgenstien 2006 I 2006 II

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molti oggi parlano di questo nuovo manifesto di rifondazione e i toni del dibattito sono i più disparati / per quanto mi riguarda, un po’ come per tutto il resto in quest’ultimo periodo, le mie reazioni in merito sono complesse, confuse e sottocutanee / certo, non si può dire che sia un bel manifesto e

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anni fa proposi agli organizzatori di un festival locale di arte contemporanea un piccolo progetto / si trattava di raccogliere in una scatola alcuni capelli dei visitatori (consenzienti) e piccoli frammenti prelevati dal loro vestiario (fili, bottoni, etichette, passanti, lacci di scarpa) annotando per ciascuno su un quaderno il nome di battesimo e l’anno di

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ne scrivono da varie parti, con rammarico e dispiacere ed invece qui – niente niente / nonostante il talento, le sue deliranti divagazioni e le strutture che con il corpo intrattenevano sempre relazioni inedite ed ambigue (si è trattato dell’abito e della sua negazione, dissoluzione dell’idea di moda in pura visione, comunque sia inequivocabilmente commerciale)

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