0110-042

nel tempo, varie persone hanno affermato su questo blog che la bellezza è un bene necessario, qualcosa di imprescindibile / io stessa più volte ho sostenuto questa tesi /
ugualmente mi pongo di fronte a tale affermazione con atteggiamento dubitativo, considerandola non in termini assoluti ma relativamente ad alcune premesse / si potrebbe obiettare che la bellezza non può esistere se non in quanto assoluto, assolutamente presente a se stessa e fine a se stessa, assolutamente vera, interna e distante ancora, assoluta conciliazione degli estremi /
ma di fronte al mondo, e a distanza di tempo, queste sembrano teorie prive di sostanza reale, circonvoluzioni del pensiero – anacronistiche, ottuse, devianti
nel porre mano ai lavori qualcosa mi frena, la mia testa è piena di domande inevase che di conseguenza ricadono sul blog
innanzi tutto ho deciso di concedermi alla scrittura nella mia lingua, l’italiano, per poter esprimere con la massima precisione possibile i miei pensieri quando necessario – è già tutto talmente approssimativo che aggiungere ulteriori sfocature mi pare deleterio /
non si tratta poi di essere leggeri o pesanti, ma di non evadere una questione di coscienza
mi auguro che le domande fluttuanti mi riconducano allo studio, alla lettura, a consuetudini abbandonate nel corso di quest’anno non necessariamente problematico, ma particolarmente solitario e privo di gratificazioni umane abbastanza intense / nella distanza dal piacere si sviluppano particolari forme d’evasione, surrogati e strategie di sopravvivenza, alcuni degni di considerazione (nel mio caso il disegno e l’operosità) altri invece deleteri e causa di dipendenza (il sorvolare i libri anziché leggerli, ad esempio, o la sclerotizzazione dei diari scritti) /
insomma, l’unico modo per poter sostenere il peso di certe domande è lo studio, inteso come sperimentazione e vaglio delle possibili risposte / capire come vadano a disporsi od a dissolversi i contenuti, cercare la forma che corrisponde al sentire, soprattutto /
il diario, così inteso, non è più solo meteorologia o racconto della cornice, ma diventa sbaglio, ipotesi, azzardo
mi aiuterebbe a sentirmi più vera di fronte a chi legge e ad arrivare in fondo alla giornata più stanca, anche – speriamo con le braccia meno tese

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quello che manca, dicevo, nelle affermazioni relative alla bellezza, è la coscienza di una definizione possibile / quanti di noi infatti saprebbero definire cosa sia bellezza, e dire con chiarezza se e (nel caso) perché ce ne sia davvero bisogno adesso?
la mancanza dello sforzo di definizione è ormai strutturale e sancisce la nostra stessa sottocultura /
in tal modo qualsiasi sforzo, qualsiasi azione, perde di forza e diventa lo spettro di se stessa

dotted

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